mercoledì 30 novembre 2011

Approvato il dimezzamento dei gettoni di presenza e dei compensi ai consiglieri comunali.


Complimenti al Consiglio Comunale: sebbene con un anno di ritardo, approvato il dimezzamento dei gettoni di presenza e dei compensi ai consiglieri comunali.
Lo stesso Consiglio, un anno addietro, dopo un infuocato dibattito, aveva respinto, a larghissima maggioranza, analoga proposta formalizzata da Giuseppe Arnone.
La seduta è stata anche caratterizzata da un durissimo scontro relativo alla posizione del consigliere Giuseppe De Francisci, ed alla sua “truffaldina” iniziativa finalizzata ad ottenere e a continuare a percepire dal Comune un lauto “stipendio” da 3.000 euro mensili, a carico dei contribuenti agrigentini. La posizione di De Francisci veniva verbalmente e con calore difesa dai consiglieri Maria Pia Vita e Giuseppe Di Rosa.
E dopo un aspro dibattito, la proposta di Arnone di ridurre a 700 euro mensili il rimborso massimo che il singolo consigliere può far gravare sul Comune per le sue assenze dal posto di lavoro, veniva bocciata, ottenendo i soli voti favorevoli di Arnone e Hamel. Il voto contrario di tutti i consiglieri presenti e il parere negativo del direttore generale.

“Storica” seduta, ieri, del Consiglio Comunale di Agrigento, che ha scritto – seppur con un anno di ritardo – una pagina di grande dignità: per non far gravare un ulteriore aumento dell’IRPEF sui cittadini agrigentini, il Consiglio ha deciso di dimezzare il gettone di presenza e la somma massima che ogni consigliere può totalizzare mensilmente, da circa 1.500 a circa 750 euro. Mentre il gettone di presenza della singola seduta è stato dimezzato, scendendo da circa 112 euro a 56 euro
Come si ricorderà – e come risulta dai verbali del Consiglio – un anno addietro, in occasione proprio dell’approvazione del bilancio preventivo, fu Arnone a intestarsi questa battaglia di civiltà e dignità, formalizzando un emendamento sostanzialmente identico a quello approvato ieri. Quella volta, però, il Consiglio bocciò la proposta a larghissima maggioranza.
Ma se ieri è stata scritta una bella pagina per quanto riguarda i gettoni di presenza e l’emolumento massimo dei consiglieri, si è assistito invece, da parte degli stessi consiglieri, a pavidità, omertà e “spirito di casta” per quanto riguarda la scandalosa vicenda del consigliere Giuseppe De Francisci. ponendo in essere una sostanziale “truffa” al Comune di Agrigento – denunziata pubblicamente da Arnone poche settimane addietro, pure da “Servizio Pubblico”, la trasmissione di Michele Santorocontinua ad ottenere dal Comune uno stipendio vero e proprio da “dirigente”, dell’importo di 3.000 euro mensili.
De Francisci, come si ricorderà, appena eletto in Consiglio Comunale, da giovane disoccupato si è trasformato “dirigente amministrativo” di una pseudo associazione culturale della madre e della zia, la DEMA consulting. E la DEMA ottiene dal Comune il rimborso dello stipendio di De Francisci, pari a circa 3.000 euro mensili.
Arnone ha detto che quella di De Francisci è una vicenda vergognosa, proponendo un emendamento secondo cui i rimborsi ottenibili per “assenze” dal posto di lavoro non potesse superare i 700 euro mensili. In alternativa all’emendamento, ha chiesto a tutti i consiglieri di sottoscrivere un’autoregolamentazione che limitasse a 700 euro detti rimborsi per assenze dal posto di lavoro. E nel proporre quest’ultima autoregolamentazione, Arnone spiegava che tutti i consiglieri, in tal modo, avrebbero isolato e preso le distanze dall’attività di “truffa vampiresca” posta in essere dal consigliere De Francisci in danno delle casse comunali.
De Francisci otteneva una blandissima difesa, di mera forma, da parte del suo compagno di partito, Piero Marchetta, “difesa  boomerang” che in verità era un altro sostanziale atto di accusa ai suoi danni.
Di tutt’altro tenore, invece, il sostegno e la solidarietà che De Francisci otteneva da autentici campioni dell’interesse pubblico – o forse delle tasche private – quali Maria Pia Vita e il neo consigliere Giuseppe Di Rosa: secondo i due Arnone non aveva diritto di parlare di De Francisci, “perché il Consiglio Comunale non è un Tribunale”.
La proposta di Arnone veniva, incredibilmente, bocciata dall’intero Consiglio Comunale, ottenendo i soli voti favorevoli di Nello Hamel e dello stesso Arnone.
Lo scontro tra i difensori di De Francisci e Arnone era particolarmente vigoroso, in quanto – con notevole signorilità – Di Rosa sosteneva che Arnone meritava soltanto di avere mostrato il suo fondoschiena, solidarizzando anche sul terreno della grande villania con lo stesso De Francisci che, durante l’intervento di Arnone aveva ritenuto di insultarlo, definendolo “pezzo di merda”, dato che si permetteva di mettere in discussione il suo “latrocinio” da 3.000 euro mensili.
Di Rosa si lamentava pure che Arnone si era permesso di istituire il provocatorio “premio del canciabannera dell’anno”, ponendo lo stesso Di Rosa nella top ten, in quanto l’atletico consigliere saltava da uno schieramento all’altro che neanche la migliore Sara Simeoni negli anni ’80: Di Rosa, infatti, passa dall’essere esponente della Margherita, all’UDEUR, quindi al PD con un suo Circolo, per essere oggi perfettamente allineato con il segretario PDL, Angelino Alfano, e i berlusconiani locali.
Per concludere con il vero dato drammatico, Arnone ha ricordato che proprio poche ore prima della seduta del Consiglio Comunale, aveva ricevuto la telefonata di una delle mogli dei lavoratori part – time licenziati, già impegnati nella gestione dei gabinetti pubblici oggi chiusi. La donna ha ricordato ad Arnone che lo stipendio, adesso negato dal Comune al marito per mancanza di fondi, serve anche a mantenere un figlio gravemente disabile. E, appunto, Arnone ha sostenuto che vi è soltanto da vergognarsi nel far chiudere i gabinetti pubblici, licenziando lavoratori con simili drammatici problemi, mentre situazioni squallide come  quelle introdotte e mantenute dal consigliere De Francisci, saccheggiano ingiustificabili stipendi, tali da poter mantenere 4 o 5 lavoratori part – time.

Agrigento 30.11.2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere Comunale P.D.

martedì 29 novembre 2011

Per oltre un lustro si è fatto finta di non vedere.


Il malaffare che ruotava attorno a Di Francesco: esistono decine e decine di pagine di verbali di Consiglio Comunale con gli scontri tra me e i vari protettori dell’ex dirigente dell’urbanistica, con in testa l’odierno assessore di Zambuto, il consigliere Giuseppe Gramaglia.
Ma protettori di Di Francesco sono stati anche il dott. Piero Luparello, Maurizio Calabrese, Giuseppe De Francisci: per oltre un lustro, al Comune, si è voluto far finta di non vedere quanto malaffare ruotasse attorno all’ing. Di Francesco e all’arch. Zicari. Anzi, va detto a chiare lettere che se si fosse dato seguito alle mie denunzie di oltre cinque anni addietro, quando la Procura di Agrigento era gestita con i noti sistemi del Procuratore Capo De Francisci e dell’Aggiunto Corselli, avremmo risparmiato grandissimi danni al territorio agrigentino.
Per questa ragione, non può che esprimersi plauso e pieno sostegno all’azione dei magistrati della Procura di Agrigento che, finalmente, iniziano a liberare la città di Agrigento da cotanto malaffare che ha purtroppo beneficiato, in ogni sede di distrazioni e protezioni.
Non solo, ma rivendico il merito di avere praticamente costretto il sindaco Marco Zambuto, un anno addietro, a rimuovere l’ing. Di Francesco, denunziando all’opinione pubblica anche le resistenze che costui poneva nel volere a tutti i costi rimanere a capo del Settore Urbanistica.

Va detto a chiare lettere: il malaffare che ruotava attorno all’ufficio Urbanistica del Comune – ed in primo luogo attorno all’arch. Luigi Zicari e all’ingegnere capo Di Francesco – è stato da me denunziato pubblicamente, con interventi in Consiglio Comunale, con interrogazioni, esposti alla Magistratura, manifesti murali.
Anzi, il ruolo di Zicari è stato da me denunziato pubblicamente, già dai tempi dell’amministrazione Sodano: purtroppo settori di vertice della Procura di Agrigento hanno, innanzi alla collettività, le evidenti responsabilità testimoniate da tutti gli enormi ritardi che gli agrigentini ben conoscono e che hanno fatto beneficiare di certe prescrizioni gli uomini del malaffare.
Il ruolo di Zicari ha beneficiato delle stesse “distrazioni” di cui hanno beneficiato i protagonisti dell’appalto truccato della Nettezza Urbana: undici anni dalla denunzia per arrivare al rinvio a giudizio.
E credo proprio che Marco Zambuto – che pure alla fine, lo scorso anno, mi ha dato ragione, rimuovendo il dirigente Di Francesco dall’incarico di capo del Settore Urbanistica – farebbe bene a chiarire in virtù di quali “ragionamenti” politici e quadro di compatibilità e di alleanze ha voluto mantenere per due anni e mezzo un personaggio come Sebastiano Di Francesco a capo dell’Urbanistica della città dei Templi.
Ed ancora – e sul punto ritornerò nei prossimi giorni – vanno messe in luce le complicità di cui questi signori hanno goduto presso gli uffici della Sovrintendenza, in quanto molte delle concessioni edilizie del malaffare riguardano edifici e ville nella zona “B” Gui – Mancini. E, pertanto, “l’arrusti e mangia” non poteva che avvenire con la complicità di chi aveva ruoli di vertice presso il parallelo ufficio della sezione paesistica della Sovrintendenza.
Va dato merito al governo Lombardo e all’assessore Armao di aver condiviso le mie prospettazioni, facendo pulizia in Soprintendenza ad Agrigento, con una celerità ben maggiore di quella adottata dal sindaco Zambuto.
Zambuto deve riflettere, così come deve riflettere l’intera città: la rimozione di Di Francesco è avvenuta quando in Giunta sedeva Olimpia Campo, simbolo del rinnovamento dell’amministrazione cittadina. Uscita via la Campo, sono entrati in Giunta i grandi sponsor dell’ing. Di Francesco, in particolare oggi il compare e amico di Di Francesco, Giuseppe Gramaglia, dovrebbe avere la dignità politica di scusarsi con la città e dimettersi. Ma su questo torneremo nei prossimi giorni.
Agrigento 29.11.2011
                                                                                         Avv. Giuseppe Arnone

lunedì 28 novembre 2011

Posterbus su RITA BORSELLINO.


Arnone a Rita Borsellino sulle alleanze utili: “Seguiamo l’esempio di Giovanni Falcone, e alleiamoci con chi vuole, concretamente, combattere la mafia
Nuovo provocatorio posterbus di Giuseppe Arnone, da questa mattina a Palermo, in via Mariano Stabile, 250 (ALLEGATO)
Giuseppe Arnone, consigliere comunale del PD al Comune di Agrigento, nel solco di analoghe precedenti iniziative, questa mattina sarà a Palermo con un nuovo posterbus. Il messaggio, in questo caso, è rivolto a Rita Borsellino e ai suoi sostenitori, ed è riferito alle “alleanze utili” per le prossime amministrative nel capoluogo siciliano.
Giuseppe Arnone ha anche registrato un video appello, già trasmesso in televisione e raggiungibile attraverso vari siti internet
No ai veti incrociati, si a tutte le convergenze che abbiano quale comune denominatore l’effettivo contrasto agli interessi mafiosi.
Arnone: “Invito Rita e i suoi simpatizzanti a seguire l’esempio di Giovanni Falcone: quando il magistrato accettò l’incarico del ministro Martelli, furono in tanti a storcere il naso. Quell’alleanza, per Cosa Nostra, si rivelò devastante. E i risultati ottenuti dal Governo regionale e dall’asse Terzo Polo – PD vanno proprio in questa direzione: alcuni primi concreti risultati sono improntati proprio al risanamento strutturale della nostra regione e al contrasto ai grandi interessi di mafia. Bisogna far bene e ancora meglio, bisogna pure far presto, ma non è consentito tentennare innanzi agli indiscutibili risultati sin qui ottenuti. Risultati raggiunti tra i vari distinguo e precisazioni che, paradossalmente, provengono da destra e da sinistra, da quell’area che garantì il cuffarismo e le sue pratiche, ma anche – straordinariamente simili – dall’area progressista di rinnovamento di Luca Orlando, di Rita Borsellino e degli altri. I risultati sin qui ottenuti vanno rivendicati con forza, rilanciati anche tramite alleanze stabili, in nome del buon governo, della lotta alla mafia e dell’interesse dei cittadini siciliani, alla Regione come nelle amministrazioni locali siciliane.
Agrigento 28.11.2011
                                                                                         Avv. Giuseppe Arnone

Istituiamo il premio Cancia Bannera dell’anno e facciamo concorrere Rametta, Macedonio, Barbera, Bottone, Calabrese e Di Rosa. Questa non è democrazia ma è buffonocrazia.


Rametta Segretario-cittadino del PDL : la via di Damasco è proprio affilatissima, e il cielo non dispone più di folgori e fulmini…
I cittadini ricordano il Dott. Renato Rametta quale Segretario della Margherita che in una memorabile trasmissione del marzo del 2007 chiedeva al Centro Sinistra di candidarlo a sindaco!
Adesso Rametta è diventato convinto difensore del Bunga Bunga, dei suoi uomini e delle sue donne.
Sarebbe il caso che qualcuno simpaticamente gli facesse risentire ciò che in quel marzo del 2007, quando aspirava ad essere candidato dell’ulivo, dichiarava contro Silvio Berlusconi e l’amministrazione di Piazza e di Alfano.
Il cosiddetto mondo dei moderati sta proprio ponendo in essere un’ampia attività di esaltazione del ridicolo e delle pulcinellate che di moderato non hanno proprio nulla!
Penso che sia venuto il momento di istituire il premio cittadino dei “cancia bannera” e iscrivervi di ufficio Rametta, Macedonio, Barbera, Bottone, Calabrese, Di Rosa e quanti altri instancabilmente e senza alcuna spiegazione che non sia legata alle personalissime convenienze del momento sceglie, nell’arco di giorni, nuovi amici e nuovi nemici.
Vi è solo da sperare che le prossime elezioni comunali ripuliscano definitivamente da folgori e folgorati l’amministrazione agrigentina: questa non è democrazia e buffonocrazia.

Intervento su Girgenti Acque per la soluzione di problematiche nella zona di via Piersanti Mattarella


Intervento di Girgenti Acque in via Piersanti Mattarella, per porre rimedio a perdite e disfunzioni: a seguito dell’intervento formale del consigliere comunale Arnone e delle proteste dei cittadini, riprese dalle emittenti televisive, avviato l’iter per la sostituzione della tubatura largamente inadeguata.
Si attende il via libera da parte dell’ATO idrico.

Com’è noto, nei giorni scorsi l’attenzione dell’opinione pubblica, anche tramite dettagliati servizi giornalistici e televisivi, sollecitati dagli abitanti di via Piersanti Mattarella al Quadrivio Spinasanta, ha posto in rilievo la grave situazione, in detta importante arteria, con conseguenti rischi per la pubblica incolumità.
Il problema centrale è relativo all’inadeguato funzionamento di un lungo tratto di tubazione in Via Piersanti Mattarella, oggetto di una pluralità di interventi manutentivi che, però, non hanno risolto la fatiscenza della situazione.
A seguito del formale intervento del consigliere comunale Giuseppe Arnone, la società Girgenti Acque si è determinata a risolvere radicalmente il problema di detta via, chiedendo all’ATO idrico di sostituire integralmente il tratto della tubatura in questione, con lavori appunto di manutenzione straordinaria.
I lavori inizieranno nei tempi più brevi, non appena l’ATO idrico fornirà la relativa autorizzazione amministrativa all’intervento.
Detti particolari sono stati forniti da Girgenti Acque, su esplicita richiesta di Giuseppe Arnone, il quale si era nuovamente attivato, per le vie brevi, al fine di chiedere riscontro in ordine alla lettera inviata la scorsa settimana.

Agrigento, 24 novembre 2011  
Avv. Giuseppe Arnone
consigliere comunale PD

dissesto idrogeologico e scelte urbanistiche ad Agrigento: la localizzazione del depuratore al Villaggio Peruzzo contrasta con il pacifico dibattito della comunità tecnico-scientifica italiana.


E’ auspicabile che Marco Zambuto, tra una nomina assessoriale e un’altra, tra una nomina e un’altra di revisori dei conti lottizzati e di sottogoverni al Voltano, trovi il tempo per riflettere sulle immagini dell’ennesima alluvione a Messina, e sul dibattito, pressoché unanime, che si è aperto in ordine alla cogente necessità di lasciare in pace i fiumi, non cementificarli, non costruire nulla nelle zone di probabile esondazione.
Alla luce degli orientamenti, ormai pacifici, di tutti i governi, ribaditi con forza ieri dal neoministro all’ambiente Clini innanzi alle drammatiche immagini delle esondazioni nel messinese, alla luce di un dibattito nazionale sempre più orientato verso la “delocalizzazione” di ciò che esiste, può tranquillamente qualificarsi come “delirio” il disegno di chi pretende di modificare il Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) per pervenire, in modo diametralmente opposto a tutti gli orientamenti tecnici costanti e consolidati, alla definizione del depuratore nel luogo in cui fu illegalmente allocato da Rizzo e Platamone.

E’ auspicabile che Marco Zambuto, ormai da tempo instancabilmente preso dalla “giostra” della nomina dei nuovi assessori, della lottizzazione degli incarichi con i vari Barbera, Patti, La Rosa, Patto del Territorio e Macedonio e company, trovi il tempo per riflettere su ciò che in queste ore predica, instancabilmente, il sistema informativo nazionale e lo stesso sistema politico, in ordine alla necessità di “lasciare in pace i fiumi”.
E’ il caso che qualcuno dei nuovi assessori, ad esempio il neo – nominato Gabriele Lino, amante della natura e dell’ambiente, costringa il sindaco ad ascoltare ciò che in queste ore, innanzi alle tremende immagini di Messina, spiega il neoministro dell’ambiente Clini, e cioè che i fiumi devono essere lasciati liberi di esondare nei letti che gli stessi fiumi e madre natura si sono ritagliati e prescelti nel corso dei millenni.
Il ministro Clini sta esattamente spiegando, in verità assieme all’intero sistema informativo, che i Piani dell’Assetto Idrogeologico sono degli strumenti sacrosanti, che vanno rispettati. Anzi, che vanno implementati, integrati, posti alla base della pianificazione. E che non può costruirsi nulla, assolutamente nulla, in violazione dei medesimi. Al contrario, nel sentire comune viene fuori il concetto di “delocalizzazione”, ossia dello spostamento di costruzioni e attività rispetto alle zone di maggior rischio e pericolosità idrogeologici.
Il dibattito tecnico scientifico è unanime sul punto, e ci dice l’esatto contrario di ciò che, sino ad oggi, hanno proposto Rizzo, Platamone e i loro incoscienti sostenitori. 
In tale quadro, si conferma quindi essere un autentico pericolosissimo “delirio”, quello dei vari Rizzo, Platamone e company, che pensano, scandalosamente, che qualcuno possa avere la demenziale idea di andare a modificare il P.A.I., rendere costruibili le zone ad alto rischio prospicienti il fiume e ciò soltanto per consentire loro, a Rizzo, Platamone e ai loro amichetti e protettori cui adesso, sfortunatamente, si iscrive Marco Zambuto, di risparmiare i soldini sperperati con scelte assurde e illegali. Soldini, nell’ordine di milioni di euro, che Rizzo e Platamone dovranno risarcire alla collettività.
Agrigento, 24 novembre 2011  
Avv. Giuseppe Arnone
consigliere comunale PD

Su vicenda che lo vede indagato e per la quale è stato sentito, la scorsa settimana, dal PM Andrea Maggioni


Il Giornale di Sicilia, oggi in edicola riporta la vicenda dell’invito a comparire inviato all’avv. Giuseppe Arnone e relativo alla vicenda professionale che ha al centro la compravendita di una villa in San Leone, di proprietà dei signori D.M.
Arnone, che la scorsa settimana ha risposto alle domande del PM Andrea Maggioni, afferma: “Nei giorni scorsi ho fornito alla Procura tutti i chiarimenti necessari. Ma, in considerazione delle fughe di notizie, è utile che l’intera opinione pubblica cittadina sia informata sui miei comportamenti.

Questa mattina, nel corso della conferenza stampa già convocata al Comune di Agrigento e relativa agli ultimi avvenimenti politici, Giuseppe Arnone risponderà anche a tutte le domande che i giornalisti vorranno rivolgere relativamente all’articolo del Giornale di Sicilia oggi in edicola, ove si dà notizia dell’interrogatorio, protratto sino a notte fonda, su iniziativa del PM Andrea Maggioni, a seguito della querela e dei fatti denunziati dalla signora M.G. D.M., querela poi ritirata, fatti avvenuti nello studio dell’avv. Arnone il 24 settembre 2011.
L’avv. Arnone, in relazione all’articolo di oggi sul Giornale di Sicilia, allega sin d’ora, agli Organi di informazione, la lettera inviata al Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Andrea Maggioni, lettera nella quale, tra l’altro, si intende chiarire all’opinione pubblica ogni aspetto e contenuto delle spiegazioni e degli approfondimenti richiesti dalla Procura della Repubblica all’avv. Arnone, in relazione all’intera vicenda, che ha al centro la compravendita di una villa in San Leone, affare nell’ambito del quale l’avv. Arnone ha assistito la famiglia della signora D.M..
L’avv. Arnone manifesta ogni apprezzamento per l’operato del dott. Andrea Maggioni, finalizzato a chiarire ogni aspetto di rilievo penale dell’intera vicenda, a prescindere dalla già avvenuta remissione della querela. In particolare, l’attenzione del sostituto procuratore si è concentrata sulla firma di un documento che, quel sabato mattina 24 settembre, l’avvocato Arnone richiedeva alla signora. Anche su quest’aspetto, come può leggersi nella lettera che si allega, l’avv. Arnone ha fornito ogni chiarimento e riscontro, testimoniale e documentale.
Si pregano i siti internet locali di pubblicare integralmente la lettera che si allega, in modo da fornire all’opinione pubblica ogni chiarimento e notizia sui fatti in questione.

Agrigento, 23 novembre 2011                                              Avv. Giuseppe Arnone

Preg.mo dott.Andrea Maggioni 
Procura della Repubblica di Agrigento e, p.c .agli Organi di Informazione
Oggetto:  nota relativa procedimento penale a mio carico, scaturito da querela della sig.ra M.G. D.M.. Considerazioni in ordine a notizie pubblicate in data odierna su un quotidiano regionale.

Illustrissimo Procuratore,
ieri pomeriggio sono stato contattato telefonicamente da un cronista del Giornale di Sicilia che, con garbo, professionalità e cortesia, mi ha chiesto una replica in ordine alla notizia di cui era in possesso, avendo nelle sue mani, evidentemente, copia dell’invito a comparire, o comunque del capo di imputazione, relativo al procedimento indicato in oggetto.
Pur apprezzando enormemente la grande professionalità con la quale la S.V. ha mantenuto la massima riservatezza in ordine al mio interrogatorio che ci ha impegnati dalle 16,30 di giovedì scorso sino alle 3,00 del mattino successivo presso il suo ufficio in Procura, devo ammettere di essere stato “facile profeta” nel prevedere che qualcuno, dal Palazzo di Giustizia, non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione diffondere la notizia ai giornalisti con le ovvie conseguenze del caso in ordine alla mia immagine di uomo pubblico.
Ritengo opportuno allegarle la mia articolata nota, cui Le ho fatto informalmente cenno nel corso di quell’incontro, relativa ad altre molto singolari fughe di notizie “orchestrate” a mio danno.
A questo punto, mi vedo costretto a prevenire il riacutizzarsi di campagne di stampa “incendiarie” a mio danno, condotte in larghissima prevalenza relativamente a questo affaire oggetto della Sua inchiesta, da un noto organo di informazione “militante” (e da qualche sito internet) che dedica costantemente metà del suo inchiostro ad aggredire la mia immagine.
Illustre Procuratore, avverto il dovere, nei confronti delle molte migliaia di cittadini agrigentini che ripongono in me aspettative e fiducia, di diffondere la presente nota agli organi di stampa, riportando succintamente, qui di seguito, gli ampi chiarimenti che, a fronte delle Sue lucide e penetranti domande, ho avuto modo di fornire nel corso di quell’interrogatorio, durato 11 ore.
Premetto che anche la scelta di tenere l’interrogatorio con inizio il pomeriggio e in unica soluzione sino a notte fonda, era con evidenza finalizzata da un lato a evitare fughe di notizie e garantire il massimo di riservatezza, dall’altro a consentirmi di chiarire, nel modo più attendibile, in un unico momento, tutto ciò che era utile chiarire:
a)      ho avuto modo di chiarire, sia innanzi ai Carabinieri, sia innanzi alla S.V. che la signora D.M., spontaneamente, il 6 ottobre u.s., qualche giorno dopo aver rimesso la querela, mi inviava un sms amichevole dove ammetteva di essere stata, in quella mattina del 24 settembre, letteralmente, ricopio dall’sms del 6 ottobre alle ore 14.07, “in tilt”;
b)      ho avuto modo di chiarire che la scelta della D.M. di rimettere la querela è avvenuta in modo assolutamente autonomo, peraltro mentre io ero in vacanza a Lampedusa e prima che, con la D.M., avessimo modo di effettuare qualsivoglia incontro. Incontri che, con grande garbo e cordialità reciproci, abbiamo avuto solo dopo la remissione della querela, innanzi a testimoni, presso un bar della zona balneare;
c)       ho avuto modo di chiarire, indicando sia testi che documenti a riscontro, l’assoluta linearità del mio operato professionale nell’intera attività posta in essere, prima quale procuratore speciale della famiglia dei signori D.M., poi relativamente alla garanzia del buon fine dell’affare, a fronte dei ritardati pagamenti degli acquirenti dell’immobile, nei confronti della cooperativa terza creditrice, che avrebbe potuto promuovere il pignoramento della villa;
d)      ho avuto modo di chiarire, indicando testi e documenti, la degenerazione dei rapporti tra la signora M.G. D.M. e i suoi congiunti, con particolare riferimento alla sorella che, strumentalizzando la procura speciale (nel frattempo ottenuta a suo nome, previo mio esautoramento), incassava e non restituiva somme dovute, pro quota, alla sorella;
e)      ho chiarito ancora quale fosse l’oggetto dell’atto che io insistevo a che la signora D.M., quel sabato mattina 24 settembre, firmasse. Si trattava, molto banalmente, di una lettera che la signora D.M. mi aveva chiesto di scrivere, concordandone il contenuto con l’acquirente, affinchè quest’ultimo, cioè l’acquirente, versasse direttamente alla stessa signora (e non nelle mani della sorella) i circa 40.000 euro di sua pertinenza;
f)       in tale quadro di riscontri puntualmente forniti, anche mediante l’indicazione di testi e documenti, sono stato in grado di escludere tassativamente che da parte mia possa esservi stato un qualsivoglia tentativo, di qualsivoglia genere, di ottenere incarichi professionali dai quali ricavare un qualsivoglia lucro. Anzi, ho avuto modo di comprovare di non aver incassato neanche una lira per le prestazioni professionali svolte e, al contrario, di avere invece prestato, più volte, somme di denaro sia alla mia storica cliente ed amica M.G. D.M., sia alla sorella di questa, F. D.M.;
g)      ho avuto modo di ribadire, infine, che i cosiddetti fatti di “aggressione fisica”, sono stati limitati ad un energico strattonamento del braccio sinistro della signora, quando la medesima dichiarava di averci ripensato, di non volere firmare nessuna lettera per chiedere il pagamento nelle sue mani (lettera da lei stessa richiesta e concordata con l’acquirente), di voler rinunziare ai soldi, perché altamente delusa, depressa e amareggiata per la piega che aveva assunto la vicenda, in primo luogo per le “male parti” che subiva dai suoi congiunti, nonché per i ritardi nei pagamenti da parte degli acquirenti. E ciò al fine di far abbandonare alla mia amica e cliente la decisione insensata e contro l’interesse dei figli (anche minori), di rinunziare a beneficio delle sorelle “sleali”, alle somme di sua spettanza, derivanti dalla vendita dell’immobile in questione;
h)      ho ribadito, inoltre, che la lettera in questione non era neanche scritta e che, quindi, la mia richiesta che la D.M. in un futuro la firmasse era soltanto legata al fatto che, da amico, cercavo di dissuaderla dal rinunziare alle somme di sua spettanza. La mia richiesta, nel corso del colloquio di sabato 24 settembre, era solo legata alla volontà di avere garanzie che l’enorme lavoro da me effettuato, su richiesta della D.M., per consentire ai suoi figli un minimo di benessere, non andasse in fumo per una decisione frutto di grave avvilimento e depressione, che mi si appalesavano in quei momenti;
i)        Infine, ho anche chiarito che il diritto a ottenere la parcella, io l’avevo maturato nei confronti dei suoi congiunti, per tutte le attività di assistenza legale, di procuratore speciale e quant’altro attinenti all’esecuzione dei negozi giuridici posti in essere a far data dal dicembre 2009 e sino al dicembre 2010. Io dovevo essere pagato solo e soltanto per quell’attività, peraltro di notevole pregio e significato professionale, per cui il colloquio con la D.M. del 24 settembre 2011 era del tutto ininfluente rispetto alle mie spettanze economiche.
Concludo, illustre Procuratore, tanto mi appare sufficiente a chiarire innanzi all’opinione pubblica i fatti in questione, e a fornire la certezza a quell’opinione pubblica che in me ha un riferimento, che io non ho tentato alcuna estorsione nei confronti di chicchessia, tantomeno della mia amica, e che il mio operato si è svolto solo e soltanto, anche quella mattina del 24 settembre, nell’interesse e a beneficio della signora M.G.D.M., in totale assenza di qualsivoglia mio ritorno o vantaggio.
Allego la nota da me depositata in Procura lo scorso 23 dicembre, relativa ad altre, inverosimili ma vere, “fughe di notizie”.
Con Osservanza,
Agrigento, 23 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone

Assolto Giuseppe Arnone dall’ennesima querela dell’avv. Salvatore Patti


Ieri, il Giudice del Tribunale di Agrigento, Alessia Geraci, accogliendo le richieste del Procuratore della Repubblica e dell’avv. Valentina Riccobene, difensore di Giuseppe Arnone, ha assolto il consigliere comunale, imputato per aver diffamato l’avv. Salvatore Patti.
La vicenda riguardava quello che Arnone aveva definito un comportamento dell’avv. Patti certamente censurabile e contrario ai suoi doveri quando Patti assisteva il Comune di Agrigento in un processo a carico dell’imprenditore Carmelo Picarella e, contestualmente, accettava l’incarico di difendere il Picarella in altra causa.

Ennesima sconfitta giudiziaria per l’avv. Salvatore Patti nello scontro – a suon di querele – intrapreso dallo stesso Patti nel tentativo di “tappare la bocca” a Giuseppe Arnone.
Ieri, assente lo stesso Arnone perché impegnato altrove, il processo si è concluso e pure la Pubblica Accusa ha riconosciuto la correttezza delle pubbliche denunzie del consigliere comunale del Partito Democratico, chiedendo l’assoluzione.
Il difensore dell’avv. Patti, avv. Salvatore Tirinnocchi, aveva chiesto la condanna di Arnone.
Di seguito i fatti, per come brillantemente e succintamente sono stati ricostruiti dall’avv.ssa Valentina Riccobene, difensore di Arnone.
Arnone, in un suo manifesto murale, aveva denunziato il comportamento distante dai suoi doveri dell’avv. Salvatore Patti nella vicenda che immediatamente si rassegna:
a)      Carmelo Picarella, assieme ad altri, era imputato per aver ottenuto dal Comune una Concessione Edilizia per costruire un palazzo nella zona del Quadrivio;
b)     Il Comune si costituisce in Giudizio contro Picarella e gli altri, mediante l’avv. Salvatore Patti;
c)      Durante il processo si accerta che i principali elaborati del Piano Regolatore prevedevano, nell’area ove Picarella aveva ottenuto la Concessione per il palazzo, l’ampliamento della scuola elementare di via Mazzini;
d)     Il Tribunale prende atto della non conformità della concessione edilizia al P.R.G., in quanto vi è una contraddizione tra alcuni elaborati in merito alla destinazione urbanistica del sito prescelto. In relazione alla complessità della vicenda, il Tribunale assolve gli imputati, evidenziando appunto nelle motivazioni, l’illegittimità della concessione edilizia e la oggettiva necessità di annullarla e riportare il P.R.G. in Consiglio Comunale, quale conseguenza del contenuto della Sentenza.
e)      Durante il processo, incredibilmente, Patti accetta di difendere Picarella in una causa civile e, quindi, al momento della conclusione del Processo penale chiede l’assoluzione del Picarella!!!
f)       Depositata la Sentenza, Patti ritiene di porre in essere l’oggettivo enorme favore a Picarella, costituito dalla mancata notizia agli organi comunali relativa al contenuto delle motivazioni della sentenza medesima;
g)     Arnone, nell’intero processo – come già nel manifesto murale “incriminato” – aveva evidenziato che, grazie a questo comportamento del Patti, i bambini del Quadrivio non hanno potuto usufruire dell’ampliamento della loro scuola e, in compenso, il Picarella ha potuto usufruire dell’ampliamento, notevole, delle sue ricchezze, collegato con la illegittima realizzazione di quel palazzone.

L’avv. Arnone ringrazia la collega Valentina Riccobene, per la brillante e vincente difesa articolata in suo favore.

Agrigento, 22 novembre 2011  
Avv. Giuseppe Arnone
consigliere comunale PD

Assoluzione in appello per Orazio Guarraci, già condannato dal Tribunale di Agrigento per i volantini anonimi in danno all’ex sindaco di Porto Empedocle, Paolo Ferrara.
Giuseppe Arnone, difensore della parte civile Paolo Ferrara: “Bravissimo l’avv. Ciccio Gibilaro: ha convinto la Corte d’Appello che forse la Polizia ha truccato il pc di Guarraci, inserendovi il volantino diffamatorio e anonimo contro Paolo Ferrara per il quale il Tribunale di Agrigento aveva condannato l’ex sindaco di Porto Empedocle.

L’avv. della parte civile “sconfitta”, Giuseppe Arnone, riconosce il grande successo ottenuto dal collega Ciccio Gibilaro, difensore di Orazio Guarraci e, nel contempo, preannunzia però Ricorso in Cassazione.
Dichiara Giuseppe Arnone: “Oggi la Corte d’Appello di Palermo ha accolto le argomentazioni dell’avv. Ciccio Gibilaro, assolvendo Orazio Guarraci dall’accusa di aver redatto e distribuito in migliaia di copie un volantino anonimo diffamatorio per Paolo Ferrara e per l’intera sua famiglia.
L’avv. Gibilaro ha portato avanti la tesi secondo la quale le indagini svolte dalla Polizia erano largamente anomale e vi era il sospetto che i poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle – che avevano prima sequestrato il computer a Guarraci e poi custodito lo stesso computer operandovi i primi accessi e le prime ricerche del testo diffamatorio, abbiano potuto calunniosamente, manomettere il computer medesimo, inserendo nella memoria informatica il testo insultante e diffamatorio. Leggeremo, successivamente, le motivazioni sulla base delle quali la Corte d’Appello ha assolto Guarraci dopo la condanna in primo grado. Adesso posso dire che il collega Ciccio Gibilaro è stato proprio instancabile nel martellare tali argomentazioni che, in verità, a me appaiono soltanto ridicole.
Vedremo cosa dirà la Corte di Cassazione. Se riterrà meglio motivata la sentenza di condanna di primo grado o questa assolutoria di Appello.  
Agrigento, 21 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone

“Venerdì ho parlato con il Presidente Lombardo, anche delle questioni che riguardano la rete idrica e il relativo finanziamento. Attendiamo soltanto lo sblocco dei fondi F.A.S., rallentati enormemente dal governo di Berlusconi e dei leghisti”.


Com’è noto, sabato scorso, il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha dato comunicazione di aver scritto una lettera al Presidente della Regione, on. Raffaele Lombardo, per chiedere notizie dell’iter del finanziamento di 25 milioni per la rete idrica cittadina, deciso dal Governo Regionale.
Per una singolare coincidenza, l’argomento della rete idrica di Agrigento è stato tra i temi affrontati dall’avv. Giuseppe Arnone, esponente del Partito Democratico, nel corso di un incontro con il Presidente della Regione Raffaele Lombardo, tenutosi a Canicattì.
Nell’ambito del lungo colloquio, Arnone ha anche affrontato con il Presidente Lombardo le questioni relative al finanziamento della nuova rete idrica cittadina. Il Presidente ha confermato che il finanziamento è deciso e l’avvio dei lavori è collegato all’erogazione da parte dello Stato dei finanziamenti dei cosiddetti fondi “F.A.S.” i quali, com’è noto, sono stati al centro di gravi ritardi da parte del Governo Berlusconi – Bossi che, in tal modo, hanno vergognosamente ostacolato gli investimenti decisi dal Governo regionale e il soddisfacimento di bisogni prioritari dei siciliani e degli agrigentini.
E tali gravi e oggettivi ritardi sono resi ancora più vergognosi dal sostanziale silenzio e dall’inerzia dei tanti parlamentari berlusconiani eletti in Sicilia e nel Sud Italia, capeggiati dal neo segretario Angelino Alfano, impegnati solo e soltanto a tutela delle posizioni del Cavaliere, molto distratti sulle reali esigenze dei cittadini.
Agrigento, 21 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone

CHIEDI SCUSA


Questo si legge, a caratteri giganteschi, nel manifesto – posterbus di 6 metri per 3 che Massimo D’Alema ha trovato ad Agrigento all’entrata della piazza del Teatro Pirandello, ove ha commemorato il partigiano e parlamentare comunista Salvatore Di Benedetto, a 100 anni dalla nascita.
Arnone, autore dell’iniziativa, ha inserito nel posterbus le ragioni per le quali D’Alema, se proprio voleva commemorare il capo partigiano, doveva farlo “chiedendo pubblicamente scusa”, per le ferite sanguinanti che i suoi amici Crisafulli, Capodicasa, Messana e Pistone hanno recato ai valori per i quali il partigiano Totò Di Benedetto ha messo in gioco la propria esistenza e la propria vita.
Questo ed altro stava nella facciata “A” del posterbus. Mentre, dall’altro lato, vi era quest’altra scritta di analoghe dimensioni: “Caro D’Alema, l’affaire Penati non è un caso. Totò Di Benedetto non amava le buffonate: ricordiamolo affrontando il problema dei problemi, la questione morale che ci riguarda”.
Arnone ha così sintetizzato le articolate argomentazioni che si potevano leggere nei caratteri più contenuti delle due facce del posterbus: “Sono d’accordo con Renzi, anzi la rottamazione di Renzi va riempita di contenuti politici ed etici. Quando un capo come D’Alema riesce ad imporre la ricandidatura del suo capocorrente siciliano, Crisafulli, malgrado lo scandaloso colloquio videoregistrato dalla Polizia, ove Crisafulli parlava con il mafioso Bevilacqua di appalti da spartire e lottizzare, e di colpi (cioè tangenti) che dovevano battere le imprese, questo Partito rimane privo di regole e di criteri di minima decenza e legalità. Non vi è nessuna differenza tra i metodi di Crisafulli e Capodicasa e dei berlusconiani siciliani. E quando D’Alema impone il mantenimento di Crisafulli come capo politico, è del tutto ovvio che a Sesto S. Giovanni, con Penati, o in Puglia, con Frisullo e Tedesco, o in Campania, o a Bologna con Del Buono, possono avvenire impunemente le cose e gli affari più turpi e loschi. D’Alema è il garante dell’infame principio che chi sbaglia non paga. Oggi, per la prima volta, un dirigente politico fortemente sostenuto dal consenso popolare quale io sono, ha ritenuto di stracciare il velo del sepolcro imbiancato del dalemismo in Sicilia. Occorre che D’Alema si renda conto che uomini come Crisafulli – che ritengono normale rapportarsi con i boss – o come Capodicasa – che organizza riunioni a sostegno delle pretese e degli interessi illeciti del corruttore appena scarcerato Scifo – non possono più avere spazio nel Partito Democratico e nella Sicilia del futuro. E ho anche distribuito ai partecipanti all’iniziativa un articolato documento, con il quale dimostro che, ad esempio, il Partito Democratico in provincia di Agrigento è molto, molto peggio dello stesso partito agrigentino di Alfano ove, quantomeno, si ha la decenza di non affidare incarichi di primo piano a responsabili di gravi reati. Non solo, ma rivolgo anche un appello ai dirigenti nazionali dell’Associazione Partigiani perché è un’offesa ai valori della Resistenza avere come segretario provinciale dell’ANPI, un signore che ha mentito spudoratamente e senza dignità avanti un Tribunale, dichiarando addirittura di non essere in grado di dire se aveva o meno apposto la sua sottoscrizione in calce a un atto pubblico che gli veniva mostrato.
Agrigento, 19 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere Comunale P.D. 

Illustrissimi Dirigenti e Militanti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

ritengo che il modo migliore per celebrare Totò Di Benedetto sia quello di porre in essere una vera e propria battaglia a difesa dei valori di Totò, finalizzata anche ad impedire che la memoria di Totò venga strumentalizzata nel tentativo di rifare una “verginità” ad una squallida cricca di potere che pratica quotidianamente l’esatto opposto dei principi e degli insegnamenti etici, morali e politici per i quali Totò Di Benedetto ha rischiato la sua esistenza ed ha impegnato l’intera vita.
Io, Giuseppe Arnone, che Vi invio questa lettera pubblica, sono per consenso di popolo il più apprezzato dirigente politico della Sinistra agrigentina. E sono anche, per testimonianza del principale e più attendibile dei pentiti di Cosa Nostra di questa terra, l’uomo politico agrigentino più temuto ed inviso a Cosa Nostra di Agrigento. Al contrario, il mio grande avversario, l’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa, viene descritto dal super-pentito Maurizio Di Gati come un soggetto che dentro Cosa Nostra veniva valutato come disponibile ed avvicinabile. Nel foglio allegato, potrete leggere testualmente i verbali del super-pentito Di Gati, ritenuto dalla Magistratura assolutamente attendibile per come sta scritto nelle sentenze che, tra l’altro, anche sulla base delle sue affermazioni, hanno consentito le condanne di Dell’Utri, Cuffaro e di molti altri ancora. Di Gati, per intenderci, è quello che racconta di aver trasportato le armi per uccidere Beppe Lumia, dei brindisi dentro Cosa Nostra per celebrare le stragi degli inizi degli anni ’90, dello scellerato patto tra i berlusconiani e gli uomini di Cosa Nostra per alleggerire la normativa antimafia.
Ma lasciamo Di Gati e dedichiamoci per un attimo allo squallore di alcune presenze chiamate a commemorare il grande Totò Di Benedetto. Iniziamo dalla storia più ridicola, quella del cosiddetto segretario dell’ANPI, Domenico Pistone: Pistone si è coperto di ridicolo, mentendo clamorosamente davanti ai Giudici per favorire i suoi amici responsabili di reati di falso contro il Partito Democratico ed alcuni dei suoi candidati. Fu chiamato dal Tribunale per confermare che la sua firma era stata malamente falsificata in un atto pubblico. Tra le ironie dei verbalizzanti, ebbe la faccia tosta di dichiarare di non essere in grado di riconoscere la propria firma, cioè di confermare se quello che gli veniva mostrato fosse o meno il suo autografo. Giovane “di bottega”, Pistone, che è anche segretario del PD nella città di Agrigento: non apre il tesseramento per alterare la democrazia interna al partito, impedendo che gente come me possa tesserarsi.
Cari amici dell’ANPI, pensate che i partigiani agrigentini, e Totò Di Benedetto in primis, sarebbero contenti di avere un simile segretario commemoratore?
Continuiamo con le “cose allegre”, o, per meglio dire, “ridicole”. Un altro dei commemoratori è l’on. Giacomino Di Benedetto. A Totò lo unisce solo il cognome, non certo i comportamenti. Recentemente mi ha querelato dando vita al più comico dei processi. Si è sentito leso perché io ho ricostruito l’acquisto da parte dell’ente Provincia Regionale di Agrigento del quadro del cognato, pittore campano di non eccelse fortune, proprio mentre Giacomino era amministratore della Provincia. Costò all’ente 10 milioni conio del ’90 e non coincideva con la decisione di istituire una pinacoteca: ovvero, un favore da tre soldi (rectius: da 10 milioni di lire) per beneficiare un congiunto. “Vizietto” che si è ripetuto recentemente: il commemoratore Giacomino ha fatto carriera, la cricca è riuscita ad eleggerlo all’Assemblea Regionale e il presidente della Commissione Bilancio, per ragioni imperscrutabili, decide di inserire nella lista dei finanziamenti della vergogna l’associazione culturale “fantasma” della moglie di Giacomino: la vita, si sa, è cara ed ecco allora 25 mila euro!
Cosa abbia da spartire poi l’on. Angelo Lauricella con i partigiani e con Totò Di Benedetto è un interessante mistero, certamente condito anche dal cattivo gusto. La cricca di cui parlo, chiamata anche più elegantemente “cooperativa di produzione di …deputati e senatori”, prese il potere agli inizi degli anni ’70 organizzando nell’allora PCI un’attività correntizio-frazionistica, finalizzata a emarginare il vecchio gruppo dirigente che aveva in Totò Di Benedetto e nel segretario della CGIL Palumbo gli elementi di maggiore spicco. I “giovani leoni” che organizzarono la cordata vincente erano, in primo luogo, Angelo Capodicasa, Angelo Lauricella, Federico Martorana, Giovanni Sacco, Agostino Spataro. Si allearono con due “lupi” più esperti, la cui visione degradata della politica era tenuta a freno, appunto, dalla integrità morale e dall’autorevolezza di Totò Di Benedetto, molto mal sopportata da personalità come Michelangelo Russo e Calogero Gueli. I “giovani leoni”, in tal modo, ebbero spianate luminose carriere in Parlamento, con relative indennità e pensioni. Consegnarono il partito per lustri a Michelangelo Russo, lasciarono Gueli alla nota mala gestione della zona orientale della provincia, consegnarono la CGIL a personaggi della “elevata moralità” quali Riccardo Viviani (oggi condannato pure per aver rubato 20 mila euro alla Camera di Commercio!!!).
Ovviamente, anche tra coloro che pensavano di “svecchiare” il partito da figure come quelle di Totò Di Benedetto vi erano personalità di spessore ed in assoluta buona fede, come innanzitutto Agostino Spataro che infatti, dopo pochi anni, ruppe con la “cooperativa”, e lo stesso Giovanni Sacco, l’unico dei “congiurati” che – guarda caso – oggi non gode di pensione parlamentare.
Ecco perché vedere oggi Angelo Lauricella, uno dei capi di quella congiura politica, quale organizzatore della commemorazione di Totò è come vedere il boia che organizza la commemorazione della sua vittima!
È mia opinione, Signori dell’ANPI, che se la “cooperativa” di produzione dei deputati e dei senatori, capeggiata da Lauricella e da Capodicasa, non avesse fatto fuori politicamente la leadership politica di Totò Di Benedetto, consegnando il partito negli anni ’70 a Michelangelo Russo ed ai suoi metodi, la storia di questa terra agrigentina sarebbe stata diversa, molto diversa e di gran lunga migliore.
Per commemorare un partigiano, un uomo che ha abbandonato la più agiata e comoda casa del suo paese, il futuro di giovane più brillante e dotato della sua terra, per combattere armi in pugno il fascismo e mettere così in gioco la sua esistenza, occorre dire come stanno le cose. Ed è doveroso impedire che, appunto, la memoria venga capovolta con una operazione tipicamente staliniana o, più modernamente e modestamente, berlusconiana.
Cari amici dell’ANPI, il vostro Presidente Angelo Lauricella ha portato nel fango la vostra bandiera recandosi in prima fila, assieme all’intera cricca alla solenne commemorazione funebre del loro compagno di cordata (e di congiura) on. Calogero Gueli. Gueli è una delle figure più torbide e negative che abbia mai avuto la politica agrigentina. Secondo il super pentito Di Gati era in mano alla cosca mafiosa del super boss Giuseppe Falsone. Il figlio ed il genero di Gueli, condannati irrevocabilmente per mafia, secondo il super pentito facevano parte del gruppo di killer di Cosa Nostra. Il Governo Prodi sciolse per mafia il Comune di Campobello amministrato da Gueli: Gueli fece ricorso e vinse il Governo Prodi. Gueli fu condannato in I° Grado per concorso in mafia. Fu assolto in Appello con l’inequivocabile motivazione secondo la quale, da sindaco, aveva commesso un’ampia serie di illeciti penali per favorire le società edili e di appalti che il medesimo Gueli gestiva assieme ai suoi congiunti mafiosi. Ma vi era il dubbio che gli illeciti ed i misfatti fossero commessi semplicemente per arricchire sé medesimo, i suoi figli ed il genero e non vi era, invece, la certezza che oltre a questo scopo di illecito arricchimento privato Gueli volesse anche favorire la consorteria di Cosa Nostra alla quale con certezza appartenevano i suoi congiunti. Sempre la Corte d’Appello scrisse che il pentito Di Gati che ricostruiva i legami appresi de relato tra il sindaco Gueli ed il boss Falsone era estremamente attendibile, ma quella testimonianza non era sufficiente per la condanna di Gueli per mafia.
Per cotanto personaggio si è organizzato il lutto cittadino e la pubblica commemorazione, affidata principalmente al parlamentare ed ex presidente della Regione Angelo Capodicasa. In quell’occasione Capodicasa ha ritenuto di lanciarsi in una serie di insulti “solenni”, degni di un commemoratore ufficiale, definendo “corvi, iene e sciacalli” coloro che avevano recato fastidio al suo grande amico Gueli, cioè investigatori, magistrati e politici come Arnone.
Mi sono costituito parte civile a tutela della vittima di un sanguinoso pestaggio, in perfetto stile mafioso, posto in essere dal figlio di Gueli, oggi in galera per mafia, congiuntamente ad un pregiudicato condannato per l’omicidio di un carabiniere. Dagli uffici di Gueli vi fu la sfilata di testi mendaci per ribaltare la verità. La vittima era stata pestata con l’esplicito avvertimento che non avrebbe più dovuto infastidire il sindaco Gueli. Era l’anno del Signore 2003 e chiesi pubblicamente a Capodicasa ed agli alti dirigenti provinciali del PD di prendere le distanze da Gueli e di denunziare quei metodi mafiosi. La risposta fu l’assoluta copertura. E solidarietà: legame inscindibile, quello tra Gueli, Capodicasa e Lauricella!
Nel giugno del 2008 Gueli mi inviò una lettera pubblica grondante di minacce di morte, sempre godendo della massima solidarietà da parte dei suoi vecchi amici. Chi vuole può leggerla sul Corriere della Sera: quella lettera impressionò talmente Gian Antonio Stella che le dedicò un articolo indignato.
Mi avvio a concludere perché molto altro, cari amici dell’ANPI, potete leggerlo nel volantone in allegato, da me distribuito all’iniziativa di Matteo Renzi dello scorso 29 ottobre a Firenze. Vi potrete leggere anche le collusioni dell’on. Capodicasa con il grande corruttore agrigentino imprenditore Gaetano Scifo: Scifo era stato appena scarcerato, aveva sul groppone l’accusa di essere il prestanome e socio (occulto) dei capi di Cosa Nostra agrigentina pure arrestati con lui. Bene, nella testimonianza che potete leggere nel documento allegato il super poliziotto Attilio Brucato racconta come il corruttore appena scarcerato fu ricevuto in pompa magna dall’on. Capodicasa nella sede del partito per concordare le iniziative a sostegno degli interessi illeciti di cotanto uomo d’affari e d’illecito. La Polizia non poté mascherare l’enorme sorpresa per queste iniziative della “cricca” e del suo grande capo.
Massimo D’Alema potrà leggere nel documento allegato le domande che vengono rivolte in quel caso a Rosy Bindi ma che valgono esattamente anche per lui e che sono relative anche allo scandalo degli scandali, cioè il ruolo di Mirello Crisafulli quale capo dalemiano in Sicilia. Ed infine, non posso trascurare una battuta sul segretario provinciale del PD Emilio Messana, responsabile di reati di falso in documenti elettorali, per nominare due uomini fidati, che potevano all’uopo favorire con “spregiudicatezze” il candidato Giacomo Di Benedetto alle elezioni regionali del 2008. Messana, con l’evidente supporto dei suoi capi e complici, fu il regista e principale responsabile penale della falsificazione delle tre firme in calce all’atto di nomina dei rappresentati del partito presso la Commissione Elettorale del Tribunale di Agrigento. In un quadro di omertà e di evidenti ricatti reciproci, malgrado la enorme e palese gravità della vicenda, Messana è stato incredibilmente rieletto segretario. Presiedevano quel congresso del PD il presidente dell’ANPI Angelo Lauricella, unitamente a Vittorio Gambino, che in quel momento aveva sul groppone la condanna ad un anno di galera per aver utilizzato l’atto falsificato da Messana. Malgrado la condanna presiedeva il congresso. Per la cronaca pochi giorni fa la Corte d’Appello aderiva alla tesi difensiva che Gambino era inconsapevole che Messana lo aveva nominato mediante un atto pubblico falsificato.
Dirigenti e Militanti dell’ANPI, osservate il poster-bus, leggete queste pagine, leggete il documento che vi allego e poi indignatevi assieme a me ed onoriamo così la memoria di Totò Di Benedetto, aprendo una battaglia perché innanzitutto l’ANPI di Agrigento ma anche la Sinistra agrigentina abbiano profili e dirigenti diversi dallo squallore che ho qui descritto.
E al Presidente Massimo D’Alema chiediamo, ancora una volta, una risposta chiara e definitiva alle questioni poste nel presente documento, ma anche nell’allegato volantino e nel posterbus.