Scilipoti, il grande amico di Berlusconi vuole affittare ai privati la fontana di Trevi, Zambuto lo copia e lancia un’idea simile per la Valle dei Templi.
Ormai Alfano ha sedotto e abbandonato Zambuto, e andiamo verso una campagna elettorale molto effervescente. E’ il caso di fare chiarezza: la città deve sapere che dietro le migliaia di euro spese per i giochetti di “Salviamo Agrigento?” vi sono gli alfaniani e gli ex cuffariani, che preparano il “colpaccio”, candidando un grande imprenditore alla carica di Sindaco.
Siamo in piena campagna elettorale, e siamo ormai alla gara tra alfaniani da un lato e Zambuto dall’altro a chi la spara più grossa.
L’idea è stata di Scilipoti: leggere, per credere, il “Venerdì” di Repubblica, ultimo scorso, pag. 39, l’articolo dal titolo “Scilipoti: in affitto la Fontana di Trevi”.
Anche a costo di dare al mio amico Marco Zambuto un dispiacere, mi preme mettere in evidenza che la balzana e assai confusa idea di far soldi per i bilanci degli enti pubblici, cedendo ai privati il “brand” della Valle dei Templi, ha quale immediato antecedente il pensiero del grande amico e sostenitore di Berlusconi, già dipietrista, oggi “Responsabile”, on. Scilipoti.
Scilipoti ha proposto di dare in noleggio, o “brand” come direbbe il più colto Marco Zambuto, appunto la Fontana di Trevi. E ha pensato, sempre Scilipoti, che il 50% del noleggio debba servire per risanare il debito pubblico e per valorizzare l’opera d’arte, il restante 50% dev’essere suddiviso a metà tra i disoccupati (giovani, però) e le Forze dell’Ordine.
Marco Zambuto, ormai, si trova in aperta concorrenza elettorale con quel centrodestra degli onorevoli Alfano e Iacolino che gli avevano, nei mesi passati, ampiamente fatto ritenere di volerlo ricandidare a sindaco. I furbissimi Alfano e Iacolino hanno persino riempito la Giunta di loro uomini e persone di fiducia. Iacolino, che è il vero “numero due” di Alfano, cioè il suo vice a tutti gli effetti, aveva persino messo il “bollo doc” a Zambuto, lanciandone in pompa magna la ricandidatura non più tardi del mese di aprile scorso, con una conferenza stampa nella stanza del sindaco, in un tiepido sabato pre pasquale.
I “furboni”, mentre seducevano Marco e lo portavano ad allontanarsi dal centrosinistra e a polemizzare inutilmente con il presidente Lombardo, invece lavoravano per lanciare la grande candidatura di uno che è, senza dubbio, un prestigioso e valente imprenditore agrigentino, Totò Moncada.
Lo scontro “a chi la spara più grossa” tra alfaniani e cuffariani da un lato ed emuli di Scilipoti dall’altro, si arricchisce, in questi ultimi giorni, dalle migliaia e migliaia di euro spese per il “giochino con i numeretti” pubblicato a pagamento su quotidiani regionali e sui siti internet. Il “giochino” è appunto quello dell’interrogativo “Salviamo Agrigento?”.
Angelino Alfano, Totò Iacolino e Silvio Cuffaro, assieme a Pippo Scalia e a Saverio Romano, ci daranno la risposta su come sarà salvata Agrigento entro qualche giorno, proponendo appunto, anzi “incoronando” la candidatura dell’autorevole e geniale imprenditore.
In realtà, però, per salvare Agrigento, sarebbe più opportuno che Alfano, Iacolino e gli altri loro amici del centrodestra, memori di aver fornito alla città “statisti” delle qualità di Sodano e Piazza, o aver esportato nei Ministeri romani, “geni del diritto” come Lello Casesa, ma anche altre personalità di altrettanto peso e valore, stiano ben distanti dalle elezioni comunali,.
Mentre, sarebbe molto opportuno che il prossimo sindaco, possibilmente una persona che si è sempre spesa per contrastare il malaffare ad Agrigento, per impedire alla mafia di “mantenere le mani sulla città” e per fermare la distruzione dei beni ambientali, possa avere come sponda imprenditoriale un investitore come Totò Moncada.
Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto con ogni energia le proposte di investimento dell’imprenditore Moncada ed è mio intendimento continuare a farlo da sindaco, riprendendo pure la proposta, se ritenuta tuttora valida dall’imprenditore, della realizzazione di un’aviopista con connesse strutture alberghiere di qualità, immerse nel verde, da realizzarsi nel tratto orientale della nostra costa.
Ripeto un concetto che ho già espresso, criticando in passato, apertamente, Marco Zambuto: Moncada è una grande risorsa di questa città e il nostro sindaco ha il torto di non aver saputo – per ragioni inspiegabili – coltivare quel rapporto che avrebbe, ad esempio, consentito di incassare molte centinaia di migliaia di euro, probabilmente milioni, relativi alle royalties degli impianti eolici, ma anche il risanamento di impianti sportivi cittadini e tanto altro ancora. Esattamente ciò che il sindaco Firetto, a differenza di Zambuto, ha saputo cogliere e valorizzare.
Concludendo, gli elettori agrigentini sono gente intelligente e ormai navigata e matura, e pertanto comprendono che “sparate” come quelle di Zambuto sulla Valle dei Templi hanno solo natura elettorale e che dietro i “giochini a pagamento” di “Salviamo Agrigento” su giornali e siti, si nascondono i soliti potentati politici, che manovrano coloro che fingono di volere essere parte di un progetto per salvare Agrigento, ma che in realtà – come le loro storie personali dimostrano – hanno solo collezionato imprese fallimentari. Non è un caso che chi non ha saputo salvare se stesso da fior di tonfi imprenditoriali, adesso venga incaricato di fondare su Facebook gruppi a sostegno degli spazi a pagamento di “Salviamo Agrigento”.
Agrigento, 1 settembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere comunale P.D.

Nessun commento:
Posta un commento