venerdì 21 ottobre 2011

Al Presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia.

 
Al Presidente nazionale di Confindustria, dott.ssa Emma Marcegaglia, Agli Organi di informazione

CONFINDUSTRIA E IL CASO SICILIA – AGRIGENTO: RASSERENARE I RAPPORTI, RECUPERARE MONCADA. PLAUSO PER LE SCELTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA.

Gent.ma Presidente Emma Marcegaglia,
Le invio la presente nella mia qualità di esponente politico di rilievo della realtà agrigentina e siciliana, da sempre impegnato per la legalità e contro la mafia.
Sono sempre stato a fianco, unitamente alla mia associazione Legambiente, agli imprenditori siciliani e agrigentini che hanno operato una scelta di rottura con il vecchio sistema politico – mafioso.
Ritengo utile presentarmi, e il mio miglior biglietto da visita lo ha fornito, ai magistrati antimafia di Palermo, il principali dei pentiti siciliani dell’ultimo decennio, l’ex capo provinciale di Cosa Nostra agrigentina, Maurizio Di Gati.
DI GATI risponde alle domande del PM ASARO e dice: “Ricordo una circostanza relativa all’elezione a sindaco di Sodano, nella metà degli anni ’90. in quel momento c’era Arnone l’ambientalista che era messo bene. In quella circostanza Sodano ebbe l’appoggio di Cosa Nostra nella persona di Arturo Messina. Durante un incontro da Salvatore Fragapane, che allora era latitante a Casteltermini, eravamo presenti io, Messina Arturo, Salvatore Castronovo. In quel contesto sentii il Messina lamentarsi di Arnone, un ambientalista candidato a sindaco di Agrigento che era in buona posizione per vincere le elezioni e che non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento. In relazione a tale fatto il Messina mi disse che Sodano gli si era rivolto per i voti e fu effettuata una raccolta di voti a cura di Castronovo Salvatore ed Arturo Messina, in entrambe le circostanze in cui Sodano fu sindaco di Agrigento. Ciò consentì l’elezione di quest’ultimo.
Per la cronaca, ho perso quelle elezioni per lo zero virgola. La raccolta di voti a cura dei mafiosi fu determinante.
Poi, sempre per la cronaca, le inchieste giudiziarie, con condanne definitive, dimostrarono in quale contesto di gravissima illegalità era aduso muoversi il Sodano.
Al contrario di altri politici – che, dopo le sconfitte elettorali, abbandonano il terreno che ha visto la loro sconfitta, nel mio caso il Comune – io sono rimasto. Non ho lasciato, ma ho raddoppiato. E nella realtà agrigentina sono stato un punto di riferimento, anche per la mia esperienza di avvocato di Legambiente, per gli imprenditori che si sono ribellati al sistema tangentizio.
Il mio ruolo di avvocato di Legambiente nei processi contro corruttori e mafiosi, è stato ben evidenziato, qualche settimana addietro, da un articolo che mi ha dedicato il quotidiano “La Stampa”, facilmente recuperabile tramite internet. E sempre lo stesso strumento consente di recuperare i numerosi articoli che il “Corriere della Sera” ha dedicato alle mie attività con Legambiente, anche a tutela dell’imprenditoria sana: sono quell’avvocato ambientalista che ha denunziato e poi fatto condannare figure deteriori della imprenditoria, quali i Rendo e i Lodigiani.  
Per queste ragioni, ho costruito un ottimo rapporto sia con Salvatore Moncada, sia con Giuseppe Catanzaro, nonché con gli altri gruppi imprenditoriali del “cambiamento”.
Di Moncada ho apprezzato la volontà di chiedermi un forte intervento politico, nella mia qualità di capo dell’opposizione al Comune di Agrigento, quando questo imprenditore aveva percepito ritardi e ostruzionismi in un grande progetto di energia eolica, da realizzarsi proprio nel territorio di Agrigento. Ritardi e ostruzionismi, in tutta evidenza, finalizzati alle cosiddette “dazioni ambientali”. Fu una battaglia vinta, come chiunque oggi può constatare, osservando le colline circostanti la città, ovviamente quelle più lontane dalla Valle dei Templi.
L’avvedutezza imprenditoriale di Moncada ha fatto sì che, su richiesta di noi ambientalisti, ha poi rinunziato ad un altro progetto, quello delle pale eoliche in mare, nel tratto che sta di proprio fronte al costone della Valle dei Templi.
Come comprenderà, Illustrissima Presidente, ritengo l’imprenditore Moncada una grande risorsa per la mia terra e per la Regione Sicilia. Una risorsa che va tutelata.
Ciò premesso, ovviamente non condivido le ultime analisi del mio amico Totò Moncada, relative anche all’impegno all’interno del Governo Siciliano di figure quali l’imprenditore Marco Venturi, nonché il coraggioso e importantissimo ruolo che oggi, ad Agrigento e in Sicilia, hanno Giuseppe Catanzaro e Ivanoe Lo Bello.
E, per significare qual è il mio giudizio, fortemente positivo, sull’impegno espresso dagli imprenditori agrigentini, con in testa Catanzaro e Moncada, Le invio – via e mail e poi via posta – il mio ultimo libro, pubblicato lo scorso agosto assieme al sen. Giuseppe Lumia, dal titolo: “Romanzo Criminale: parla Maurizio Di Gati”. In questo libro dedico un intero capitolo (pagg. 21 e segg.), dal titolo “LA NUOVA STAGIONE DELL’IMPRENDITORIA AGRIGENTINA CHE OGGI DENUNZIA I MAFIOSI E SI COSTITUISCE PARTE CIVILE CONTRO POLITICI CORROTTI”, proprio al nuovo corso e al positivo impegno dell’imprenditoria locale.
Dissento – come dicevo – dal mio amico Totò Moncada perché questo è il Governo regionale che, da un lato, ha approvato la legge sulla semplificazione amministrativa, che costituisce un’autentica cesoia per le “unghia rapaci” dei tangentisti e, dall’altro, è il Governo che ha visto e vede assessori quali Marco Venturi, Massimo Russo, Gaetano Armao, Giosuè Marino (solo per citarne alcuni), impegnati nel rimuovere pessimi personaggi che hanno regnato nella burocrazia regionale, facendo il bello e il cattivo tempo.
Illustre Presidente, io sono abituato a parlare con nomi, cognomi, circostanze. Provengo dalla scuola di Legambiente. Marco Venturi, raccogliendo la mia pubblica richiesta, ha cacciato dalla Camera di Commercio di Agrigento un ex sindacalista il quale, già condannato in primo grado per aver rubato 30.000 alla stessa Camera di Commercio (ovviamente nella qualità di amministratore della stessa), non soddisfatto, si era fatto nominare nel nuovo Consiglio Camerale. Vicenda esemplare: non solo allontana il condannato, ma rimuove pure il “grande” dirigente che ne aveva consentito la nomina, omettendo le doverose verifiche.
E, sempre per rimanere sul tema relativo al mio impegno assieme agli uomini del Governo regionale, con l’assessore alla Sanità Massimo Russo, ex pm antimafia, abbiamo liberato sempre Agrigento da presenze come quella dell’ex supermanager della Sanità, Giancarlo Manenti, l’uomo coinvolto nelle vicende della “Mafia Bianca” che ruotava attorno all’ing. Michele Aiello, a Bernardo Provenzano e ai favori di Totò Cuffaro.
Potrei continuare con la positiva “pulizia” intrapresa, la scorsa estate, quando l’assessore Armao ha operato una salutare rotazione all’interno degli uffici regionali dei Beni Culturali di Agrigento, emarginando alcune delle figure più squalificate.
Ed è certamente positivo che al vertice del più “terribile” dei settori regionali, quello che si occupa di Rifiuti, Energia, Acqua, oggi sieda una delle figure istituzionali più limpide e coraggiose che abbia mai operato nella nostra terra, l’ex prefetto di Agrigento e Palermo, Giosuè Marino. Sempre nel libro che le invio, il pentito Di Gati parla, ad esempio, della grande “lottizzazione” degli affari dei termovalorizzatori tra la politica e la mafia. Con nomi e cognomi. L’attuale Governo, con l’assessore Marino e con l’impegno dello stesso Lombardo, ha azzerato questo grande affare, aprendo anche sul tema dei rifiuti una stagione di pulizia, con riforme vere.
Ha ragione Moncada su un punto, quando dice che nel 2009 ha denunziato i ritardi, protratti per cinque anni, nel rilascio delle sue autorizzazioni da parte della Regione Sicilia. Nel 2009 non vi era questo Governo, non vi erano questi assessori (tranne Russo alla Sanità) e Lombardo si era insediato soltanto l’anno prima. I cinque anni di ritardi, denunziati da Moncada – con connesse pratiche certamente poco “profumate” – sono interamente da addebitare, pertanto, al sistema radicato in Sicilia da Totò Cuffaro e dai berlusconiani che con lui hanno governato la Regione.
Prima di concludere con la mia richiesta, voglio dedicare una battuta al Presidente di Confindustria Agrigento, Giuseppe Catanzaro. E lo faccio per raccomandare alla Sua attenzione, gentilissima Presidente Marcegaglia, la notevole sovraesposizione del coraggiosissimo Catanzaro.
Moncada non ha pagato le tangenti e ha denunziato gli estortori. Merita un pieno plauso. Agli occhi della mafia, Catanzaro è colui stimola, convince, spinge, gli altri imprenditori a operare scelte di rottura, non pagando più “pizzo” e tangenti. Agli occhi della mafia, Catanzaro è un simbolo di ciò che i mafiosi chiamano “grande infame”, cioè colui che non solo si rivolge allo Stato e crede allo Stato, ma costituisce fattivamente uno stimolo, un incentivo, affinchè anche gli altri operino in questa direzione.
Ho avuto modo di parlare con altri importanti imprenditori, che ad Agrigento hanno scelto la via della legalità, rompendo con le richieste di Cosa Nostra: hanno avuto modo di illustrarmi quanto sia stato importante, per loro, avere a fianco Giuseppe Catanzaro e Confindustria agrigentina e siciliana.
Nel mio libro ho scritto che sono orgoglioso del mutamento generazionale e di qualità costituito da questa leva imprenditoriale agrigentina, che oggi – anche nei Tribunali – ha avuto il coraggio di costituirsi parte civile contro mafiosi e politici corrotti. Tra questi, per il rilievo che viene ad avere in relazione al ruolo socioeconomico, segnalo gruppi imprenditoriali quali Girgenti Acque e gli imprenditori Campione e Vella. E mi permetto di sottolineare questi fatti, perché credo che da parte di Confindustria nazionale questo ruolo debba essere fortemente valorizzato.
Società come Girgenti Acque hanno avuto il coraggio di denunziare e costituirsi parte civile contro sindaci e Presidenti di Consorzi di bonifica che tentavano vere e proprie estorsioni. Imprenditori come i Campione e i Vella si sono costituiti parte civile contro il concussore sindaco di Lampedusa. Non sono fatti da poco, in Sicilia. Ma credo che non siano fatti da poco nell’intero territorio nazionale.
Questi imprenditori che hanno operato, a viso aperto, scelte così nette, hanno evidenziato il ruolo – in tutte queste vicende – assunto da Giuseppe Catanzaro e da Confindustria agrigentina e siciliana.
Lei si chiederà, gentile Presidente, perché stimo così tanto Catanzaro. L’ho conosciuto da avversario: da avvocato ambientalista che difendeva piccoli imprenditori in contenzioso con quell’impresa. Abbiamo chiuso quel contenzioso con equilibrio e con soddisfazione di tutti e poi, da politico, ho fortemente apprezzato l’enorme lavoro che il Presidente Catanzaro ha saputo svolgere in questi anni.
Ovviamente, non posso che condividere il plauso che Confindustria nazionale, nella Sua persona, ha manifestato per le scelte di Confindustria siciliana di prevedere l’autoregolamentazione che non consente candidature politiche o amministrative ai dirigenti dell’Associazione, per tutti i tre anni successivi alla scadenza del mandato. Questa norma consente di escludere che l’impegno antimafia dei vertici di Sicindustria, dei  Catanzaro, dei Lo Bello, dei Montante, sia finalizzato a carriere elettorali. Nessuno, quindi, potrà più specularci sopra.
Concludo, Illustre Presidente. La invito a leggere le pagine del libro che le allego, formulandole la mia richiesta: è utile alla collettività che tra gli uomini di Confindustria Sicilia – con in testa Lo Bello e Catanzaro – e Salvatore Moncada si recuperi l’antica e proficua consuetudine al dialogo e alla collaborazione. Questi imprenditori sono tutti risorse che possono dare moltissimo alla collettività siciliana, alla crescita e allo sviluppo della mia terra. Possono, assieme, costituire uno dei principali elementi di orgoglio per i siciliani onesti che amano quest’isola.
Per cui, Illustrissima Presidente Marcegaglia, ben conoscendo le sue grandi doti, e stimando personalmente l’intelligenza e la sensibilità femminile – ben superiore a quella di noi uomini – La invito a porre in essere, in favore di noi  siciliani, quest’opera meritoria: riannodare i fili di questo importante dialogo.
Agrigento, 21 ottobre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere comunale P.D.
                                                                                                

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