mercoledì 12 ottobre 2011

Catania, il Csm sceglie il procuratore città divisa tra veleni e speranze

Tre i candidati per la poltrona di Procuratore di Catania: Giuseppe Gennaro, Gianni Tinebra e Giovanni Salvi. La battaglia è ancora aperta: la commissione incarichi direttivi del Csm non è riuscita a formulare una proposta univoca e si è affidata al plenum, che si riunisce oggi

di ALESSANDRA ZINITI PALERMO - Quel che è certo è che sarà una nomina sul filo di lana. Tre candidati di tutto rilievo per la poltrona di Procuratore di Catania e una battaglia ancora aperta. La commissione incarichi direttivi del Csm non è riuscita a formulare una proposta univoca affidando al plenum che si riunisce oggi la designazione di Giuseppe Gennaro e Gianni Tinebra, con due voti ciascuno, e di Giovanni Salvi con un voto. Ma i numeri del plenum sono tutt'altra cosa e il borsino dei voti certi e di quelli "promessi" a Palazzo dei Marescialli si aggiorna di ora in ora.

E così, se in prima battuta lo "straniero" Giovanni Salvi, sostenuto da Magistratura democratica, dovrebbe contare su dieci voti contro gli otto di Giuseppe Gennaro e i sette di Gianni Tinebra, l'apparentamento di Unità per la Costituzione e Magistratura indipendente alle quali appartengonoi due candidati catanesi, alla fine dovrebbe far pendere l'ago della bilancia a favore di Gennaro. Sarà anche per questo che la vigilia dell'attesissima nomina del nuovo procuratore della Repubblica di Catania, proprio nel momento in cui sono al giro di boa delicatissime inchieste come quella a carico del governatore Raffaele Lombardo, si vive in un clima da stadio senza precedenti: volantinaggi, appelli, sit-in, interrogazioni parlamentari. La politica, gli imprenditori, il mondo dell'associazionismo, la società civile, aspettano con ansia il nome che potrebbe imprimere, in un senso o nell'altro, una marcia ad un ufficio giudiziario negli ultimi mesi delegittimato da polemiche, scontri interni, avocazioni di indagini e, per ultimo, dall'annullamento da parte del Tar della nomina del procuratore aggiunto Patanè che di fatto regge l'ufficio da febbraio dopo il pensionamento di D'Agata.

Sono in tanti ad invocare l'arrivo di un "papa straniero" a Catania, per togliersi dagli impicci di quei candidati troppo "catanesi" con origini, relazioni sociali e carriera ritenuti più permeabili, per un verso o per un altro, alla invadente presenza di un mondo imprenditoriale e politico che, nel capoluogo etneo più che altrove, è sempre stato sospettato di esercitare un pesante condizionamento sulle scelte e sulle condotte dei magistrati catanesi. Ecco perché i consiglieri del Csm che oggi a Palazzo dei Marescialli voteranno per il nuovo capo della Procura di Catania si ritroveranno per le mani l'appello di Libera che chiede "un procuratore estraneo alla città" e il volantino diffuso dall'agrigentino Giuseppe Arnone contro la nomina di Giuseppe Gennaro per la vicenda della villa acquistata dal magistrato da una società edile dell'imprenditore poi arrestato e condannato per mafia Carmelo Rizzo che una vecchia foto ritrae seduto accanto al pm in un'occasione conviviale a casa di un amico comune.

"Non lo conosco, non sapevo chi fosse", si è sempre giustificato Gennaro che, da quando ha presentato la sua candidatura, si è ritrovato a far fronte ad una campagna che ha visto in prima linea alcuni suoi colleghi ormai dichiarati nemici, a cominciare dall'ex presidente del tribunale dei minorenni Giovanbattista Scidà.

A tagliare le gambe a quello che sulla carta era il candidato più accreditato, il procuratore generale Tinebra, è arrivato lo scivolone del certificato medico inviato l'anno scorso alla Procura di Palermo per evitare la testimonianza al processo Mori, un certificato con tanto di lettera dello stesso Tinebra che dichiara una malattia talmente grave da pregiudicarne le capacità di memoria e di autocontrollo. E in più i "sospetti" scatenati dalla strana ambizione di retrocedere di poltrona, da quella della Procura generale a quella sottoposta della Procura. Per questo la candidatura del terzo incomodo, il sostituto procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, magistrato senza macchia con una lunga esperienza di inchieste di terrorismo e criminalità organizzata ma che non ha mai lavorato in Sicilia, è stata accolta da molti come la strada che potrebbe condurre il palazzo di giustizia ad una nuova stagione, spazzando via veleni e polemiche.

Chiunque sarà, il nuovo procuratore sarà chiamato a riprendere in mano il pallino dell'inchiesta Iblis e a rivalutare la posizione di Raffaele Lombardoe di suo fratello Angelo che, sotto inchiesta per due anni per concorso esterno in associazione mafiosa, alla fine si sono visti citare direttamente a giudizio su decisione del procuratore reggente Patanè e dell'aggiunto Zuccaro che, dopo aver ritirato la delegaa Gennaroe agli tre pm titolari del caso, hanno derubricato l'accusa nel ben più lieve reato di voto di scambio semplice. Reato per il quale i fratelli Lombardo dovranno comparire il 14 dicembre davanti al giudice monocratico. In quella sede una eventuale diversa valutazione del nuovo capo della Procura potrebbe rimettere in discussione il caso. Intanto la parola passa oggi al Csm che dovrà votare due volte.

Nella prima votazione sarà escluso il candidato meno votato, nella seconda si andrà al ballottaggio tra gli altri due. Su tutto pesa l'incognita di un ricorso dell'ultimora presentato da tre candidati esclusi (Ugo Rossi, Francesco Paolo Giordano e Giuseppe Toscano) che chiedono il ritorno della pratica in commissione dopo la sentenza del Consiglio di Stato che prevede si possa essere trasferiti a un incarico direttivo superiore anche se non sono trascorsi tre anni da quello che si riveste al momento del concorso.

TRATTO DA
 http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/10/12/news/ds_ad-23084692/index.html?ref=search

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