mercoledì 19 ottobre 2011

Iniziativa relativa al "caso Catania" e alla nomina del nuovo Procuratore Capo della città etnea.


 Al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano
Al Vice Presidente del CSM, on. Michele Vietti
Al Segretario Generale del C.S.M.
e, per tramite di quest’ultimo,          ai singoli Componenti del C.S.M.
Oggetto:         odierna seduta per nomina Procuratore Capo di Catania – Trasmissione atti relativi pubbliche iniziative tese a rimarcare la grave situazione di incompatibilità/inopportunità ambientale magistrato candidato Procuratore Capo, dott. Giuseppe Gennaro.
Facendo seguito ai telegrammi inviati ieri, 18 ottobre, ai medesimi organi in indirizzo, si ritiene utile richiamare alla loro Eccellentissima attenzione i seguenti fatti:
a)      Preliminarmente, si evidenzia, allegando le relative foto, l’iniziativa organizzata dallo scrivente innanzi il Tribunale di Catania lo scorso lunedì 17 ottobre, iniziativa che si è articolata mediante la predisposizione innanzi gli Uffici Giudiziari di Catania, in piazza Verga, di un posterbus contenente un manifesto delle dimensioni di 6 metri per 3 con i due seguenti messaggi, che qui di seguito immediatamente possono leggersi e, nelle allegate foto, verificare;
b)      Unitamente al posterbus, il sottoscritto ha provveduto a diffondere, in 1.000 copie, il medesimo testo intitolato: “Toghe rosse… di vergogna”, già depositato lo scorso martedì 11 ottobre in 25 copie intestate ad ognuno dei componenti del C.S.M.;
c)      Il testo del documento di cui al punto precedente, cioè “Toghe rosse… di vergogna”, è divenuto anche video – messaggio del sottoscritto, diffuso mediante giornali online, nonché mediante la emittente televisiva Teleacras, che è una delle principali cinque emittenti a diffusione regionale in Sicilia. Il videomessaggio, un vero e proprio appello argomentato al Presidente della Repubblica e ai componenti del CSM, può essere agevolmente consultato sul sito www.sicilia24h.it, su Youtube o su Facebook;
d)      Il messaggio – appello di che trattasi risulta essere di particolare incisività perché, tra l’altro, ricostruisce l’assai poco dignitosa attività posta in essere dal magistrato Giuseppe Gennaro, con il rogito notarile di acquisto della nota villa, vendutagli dal mafioimprenditore Rizzo. Si ritiene di rimarcare che già assai poco dignitosa l’attività esplicitamente ammessa dal magistrato Gennaro innanzi al Tribunale di Roma e in altre sedi, cioè che il medesimo magistrato si è attivato per far “scomparire” dal rogito notarile il nome del reale venditore, facendo piuttosto figurare quale venditore un soggetto che nulla aveva a che vedere con la realizzazione e la compravendita del prestigioso immobile: Gennaro ha ammesso tale comportamento, giustificandolo con “motivazioni fiscali”, ossia favorendo l’effettivo venditore in termini di evasione sulla doverosa tassazione;
e)      Con ogni probabilità, per quanto emerso ed agevolmente verificabile nei documenti che si allegano, l’occultamento del nome del venditore era funzionale a evitare che vi fosse traccia notarile del rapporto contrattuale, già informalmente “contestato” e oggetto di notevoli pettegolezzi, tra il magistrato Gennaro e il mafioimprenditore Rizzo, uomo del clan mafioso dei Laudani. Ma già il fatto che si ammetta di aver posto in essere artifizi e raggiri, di evidente natura truffaldina, per impedire allo Stato Italiano di incassare da un’impresa il corrispettivo della vendita in termini di tassazione, pone in essere una situazione di gravissima lesione del prestigio e dell’autorevolezza di cui deve godere innanzitutto un Procuratore della Repubblica;
f)       Ma se già gravissima è detta vicenda del rogito notarile “mendace”, ancora più grave appare la questione relativa agli abusi edilizi realizzati nella villa, per cui il magistrato Gennaro, per giunta coadiuvato dall’ing. Di Loreto (tecnico di fiducia dei Rizzo, nonché socio di quest’ultimo) chiede e ottiene la sanatoria edilizia. La villa ha avuto quale primo acquirente il magistrato Gennaro: chi, come e perché ha realizzato gli abusi edilizi, che costituiscono un illecito arricchimento da parte del titolare dell’immobile, cioè del Gennaro medesimo? Gli abusi edilizi costituiscono reato e S. Giovanni La Punta (ove insiste la villa) ricade nel circondario ove il PM Gennaro esercitava ed esercita la sua giurisdizione. Le ipotesi sono tre, l’una più grave dell’altra: 1) che gli abusi edilizi siano stati realizzati dal mafioimprenditore Rizzo, all’insaputa del Gennaro, ma per favorire e compiacere quest’ultimo; 2) che gli abusi siano stati realizzati sempre dal Rizzo, con la consapevolezza del vantaggio da parte di Gennaro; 3) che gli abusi edilizi siano stati realizzati dal magistrato Gennaro, che ha poi chiesto la collaborazione tecnica da parte del mafioimprenditore Rizzo e dell’ing. Di Loreto per procedere alla sanatoria degli abusi stessi.
Anche ritenendo non possibile la seconda ipotesi, i fatti in sé considerati – anche nella ipotesi più favorevole a Gennaro – vedrebbero un magistrato beneficiare di abusi edilizi realizzati, per favorirlo, da un mafioimprenditore che il magistrato, oggettivamente, ricambia consentendogli di evadere il fisco. Veramente complimenti!
g)      Ma vi è ancora qualcosa che illumina ulteriormente la già scandalosa vicenda. Il cognato dell’on. Anna Finocchiaro, tale Fidelbo, realizza il medesimo acquisto, dal medesimo mafioimprenditore, nei medesimi giorni. Nell’atto di Fidelbo, compare regolarmente il nome della società realizzatrice e venditrice. Delle due l’una: o Rizzo e Gennaro erano in rapporti confidenziali tali da potersi Rizzo permettere a Gennaro il “favore” che non può chiedere a Fidelbo, o – altra ipotesi – che Gennaro ha mentito e il problema non era “fiscale”, di evadere il fisco, bensì quello di non far comparire il già discusso nome di Rizzo nell’atto di Gennaro;
h)      Come evidenziato nei precedenti documenti, peraltro, si è pure in presenza dell’inquietante episodio del poliziotto antimafia che invita l’on. Anna Finocchiaro, amica di Gennaro, a dissuadere il magistrato Gennaro dall’improvvido acquisto. Il risultato è che non solo acquista Gennaro, occultando il nome del reale venditore, ma acquista anche Fidelbo, cognato proprio della Finocchiaro. Anche questa storia è perfettamente ricostruita nella testimonianza del poliziotto innanzi al Tribunale di Roma;
Si ritiene utile allegare i files contenenti le foto del posterbus innanzi al Tribunale di Catania, il testo del manifesto distribuito innanzi al Tribunale di Catania, nonché l’assai puntuale lettera pervenuta al sottoscritto da parte del già Presidente del Tribunale dei Minori di Catania, dott. Giovanbattista Scidà.
Agrigento, 19 ottobre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
P.S. Per lo staff del Presidente della Repubblica: si ritiene di fare presente che tutti i fatti sopra riportati sono stati ricostruiti nelle aule dei Tribunali di Roma e Monza, a seguito di querele relative alle medesime vicende, proposte dal magistrato Gennaro nei confronti dei giornalisti Marco Travaglio e Giuseppe Giustolisi (Roma) e Gian Mauro Chiocchi (Monza).

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