“Caro Totò Pennica, la Tua querela mi stupisce: Ti ricordo che nel libro è scritto l’esatto opposto in ordine a quella che indichi quale acritica condivisione alle ricostruzioni di Di Gati. Non solo, ma ho dedicato un intero capitolo al filtro del sano garantismo con cui il lettore deve approcciarsi alla mia pubblicazione.Mantengo ferma la mia disponibilità al dibattito televisivo, già concordato insieme a Te, sul mio libro.
A proposito, caro Totò, apprendo da boatos molto accreditati, la singolare coincidenza secondo cui, con ogni probabilità, alle prossime elezioni per il sindaco di Agrigento sarai Tu il candidato dell’alleanza tra Angelino Alfano e Totò Moncada.”
Caro Totò,
ho appreso che mi quereli per aver integralmente pubblicato i verbali di Di Gati in mio possesso, ove emergono presunti episodi che riguardano la Tua persona. E per aver manifestato “totale adesione” alle dichiarazioni del pentito. Quando dico integralmente, intendo dire che li ho pubblicati per come redatti dalla Magistratura palermitana, persino con gli errori del dattilografo della Procura.
In effetti, nel verbale del 15 marzo 2007, Di Gati parla della tua persona, nonché di quella di un altro illustre collega penalista.
Il Procuratore Anna Palma chiede di mettere a verbale ciò che egli, Di Gati, sa dei penalisti agrigentini, e il pentito – per quanto riguarda la tua persona – testualmente risponde: ADR: “Poco prima del mio arresto, ovvero fine agosto primi di settembre, Pasquale Alaimo mi disse che tramite Calogero Costanza aveva saputo dall’avv. Pennica che dal carcere Salvatore Fragapane aveva dato il suo benestare al Falsone Giuseppe quale capo provincia.”
Dunque, Di Gati racconta di aver appreso da un altro mafioso che un terzo mafioso aveva saputo da te che Tu, avvocato Pennica, ti eri prestato a portare fuori dal carcere una notizia nell’interesse dei mafiosi Fragapane e Falsone.
Questo è il documento giudiziario che io, in quanto tale, ho pubblicato, senza togliere o aggiungere, né punti, né virgole. Come, lo ripeto, ho pubblicato tutti gli altri verbali in mio possesso, anche quelli in cui Di Gati parlava di miei carissimi amici.
Non comprendo, però, come puoi affermare – conoscendo la Tua tradizionale linearità – che io ho manifestato condivisione, o piena adesione, alle affermazioni del Di Gati.
Addirittura ho dedicato un capitolo, che si intitola “Come leggere le dichiarazioni di Di Gati. Il filtro del sano garantismo che deve evitare infamie”, per distinguere le affermazioni de relato contenute nei verbali dalle ricostruzioni dei fatti avvenuti sotto gli occhi di Di Gati.
A pag. 13 del libro può leggersi: “… occorre leggere il racconto di Di Gati attraverso un robusto filtro critico, non dando nulla per scontato, soprattutto quando le affermazioni sono de relato”. E, le affermazioni che Ti riguardano, sono esattamente de relato. Ciò vuol dire che io credo che il mafioso Alaimo abbia effettivamente parlato a Di Gati di Te: altra questione, invece, è se Alaimo abbia detto o meno la verità. E io, rispetto a tale ultimo aspetto, come hai visto, metto 10.000 robustissimi freni.
E voglio anche svelare un piccolo segreto: per mia scelta dall’indice mancano due nomi, nel senso che dall’indice io, deliberatamente, ho cancellato due nomi, adottando un criterio preciso. Sono i nomi dei due avvocati penalisti del Foro di Agrigento citati da Di Gati, gli unici due avvocati penalisti citati da Di Gati. Uno di questi, ovviamente, sei Tu.
Ho fatto questa “scorrettezza letteraria” per rispetto al Foro di Agrigento cui appartengo.
I verbali appartengono a Di Gati e sono integrali, l’indice realizzato dai miei collaboratori è frutto di una mia scelta, e gli unici due nomi che mi sono assunto la responsabilità di togliere sono, appunto, il Tuo e quello di un altro autorevole Collega.
Ho ritenuto di illustrarti quanto sopra perché, come ben comprenderai da penalista supportato da una solidissima esperienza e preparazione, la Tua querela nei miei confronti può fare ben poca strada.
Detto questo, voglio però operare una riflessione di carattere politico: non mi pare un caso che la decisione Tua di proporre questa querela avvenga molti mesi dopo la diffusione del libro, che ho avuto il piacere di regalarti personalmente, appena pubblicato, parecchie settimane dopo la nostra decisione di tenere un dibattito televisivo sul libro medesimo e, però, in piena coincidenza con una Tua recentissima cena “politica”, alla quale ha anche partecipato l’imprenditore Moncada e che Ti vede in pole position per essere il candidato del centrodestra alfaniano, battezzato dall’autorevole appoggio di Totò Moncada che dovrà affrontarmi alle prossime elezioni comunali.
Come direbbe Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.
Seri boatos dell’imminente campagna elettorale Ti indicano come molto probabile punto di convergenza dell’area di centrodestra, capeggiata dal segretario ed ex ministro Angelino Alfano e della cosiddetta area di “rinnovamento per salvare Agrigento” dell’imprenditore Moncada.
Ovviamente, io saluto con favore ogni ipotesi di candidatura che consenta di abbandonare ed archiviare il capitolo dei sindaci mediocri e poco onesti, cui ci ha abituato il centrodestra agrigentino, con in prima persona proprio il segretario PDL Alfano.
Tanto ritenevo di rassegnarti pubblicamente, innanzi all’opinione pubblica agrigentina. E ci tengo a mantenere ferma la mia piena disponibilità ad organizzare il confronto televisivo che ha per oggetto il mio libro “Romanzo Criminale” che avevamo concordato insieme tempo addietro. Avrai la facoltà di scelta del giornalista moderatore.
Attendo Tuo riscontro e ti saluto con la consueta stima e cordialità.
Agrigento, 15 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
consigliere comunale PD
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