giovedì 3 novembre 2011

Sulla nomina di Giovanni Salvi a Procuratore Capo di Catania


“La nomina di un magistrato con l’autorevolissimo profilo di Giovanni Salvi costituisce una splendida pagina per il CSM e per tutta la Giustizia siciliana. Una pagina che è stata scritta anche con il mio contributo: nei giorni scorsi, tra le mie altre iniziative, ho personalmente distribuito, a tutti i membri del CSM, un documento che ricostruiva il profilo deontologico del magistrato Giuseppe Gennaro, candidato sconfitto del peggior establishment consociativo della politica catanese

Giuseppe Arnone (PD): “Ritengo di aver contribuito, in modo assai rilevante, a scrivere una pagina felice nella storia del CSM e della magistratura siciliana: non solo per quanto riguarda l’altissimo profilo di Giovanni Salvi, ma soprattutto perché ho reso noto all’opinione pubblica il profilo deontologico, certamente opaco, del Procuratore Aggiunto Giuseppe Gennaro, adesso bocciato dal CSM.
Profilo opaco che emerge, senza remore e indugi, da ben due sentenze, una del Tribunale di Roma, l’altra del Tribunale di Monza, che ho personalmente consegnato, lunedì mattina 31 ottobre, ad ognuno dei componenti del Consiglio Superiore, affinchè i medesimi sapessero ciò che la stessa Magistratura ha accertato in ordine al comportamento di Gennaro.
Allego il documento da me depositato, ironicamente intitolato Una proposta indecente.
Ma questa vicenda si presta anche a considerazioni di carattere politico, che riguardano la politica siciliana, l’on. Alfano, i berluscones e i parlamentari catanesi del PD, Anna Finocchiaro ed Enzo Bianco.
E, a tal proposito, il Presidente Raffaele Lombardo, mesi addietro, fu facile profeta quando predisse che dopo l’inchiesta a suo carico, con connesse gravissime fughe di notizie (totalmente false, ma che hanno pesantemente interferito nell’evoluzione della politica siciliana), i componenti del CSM di centrodestra si sarebbero schierati, alla fine, compattamente a favore di Gennaro. Esattamente ciò che è avvenuto: Gennaro è stato il candidato sconfitto dello sconfitto segretario dei berluscones Angelino Alfano.
Ma vi è anche da chiedersi per quale motivo, a tempo debito, autorevolissimi rappresentanti del popolo catanese, eletti in Parlamento esattamente per svolgere anche questa funzione, hanno ritenuto di non dire una parola, di non presentare alcun atto ispettivo, in ordine alle torbide vicende ricostruite dalle due sentenze che, assolvendo i giornalisti Travaglio, Giustolisi e Chiocci, hanno respinto le due querele del magistrato Gennaro.”
Agrigento, 3 novembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere comunale P.D.
Di seguito il testo del documento depositato da Giuseppe Arnone al CSM in data 31.10. u.s.
Al Sig. Presidente della Repubblica
n.q. di Presidente del C.S.M.
Al Sig. Vicepresidente del C.S.M., on. Michele Vietti
Ai Sig.ri Componenti del C.S.M
Agli Organi di Informazione

Una proposta indecente…
Non si tratta del noto film con Demi Moore e Robert Redford, bensì – consentite l’ironia – della proposta di nominare il dott. Giuseppe Gennaro Procuratore Capo di Catania. e ciò alla luce di quello che emerge dalla Sentenza 5168/2011 del Tribunale di Roma e 635/06 del Tribunale di Monza.


OGGETTO:                  Documenti per seduta plenaria del C.S.M. con all’ordine del giorno la nomina del Procuratore Capo di Catania – candidato Giuseppe Gennaro.  
           
Premetto che il titolo del film sopra riportato potrebbe essere il titolo di un instant book da dedicare alla essenza gravemente deleteria per i valori costituzionali, anche di cui all’art. 97, dell’odierna vicenda della paventata nomina del dott. Gennaro a Procuratore Capo di Catania.
I materiali per l’eventuale instant book di aspra critica al degrado correntizio, potrebbero agevolmente trarsi dalle sentenze che allego, “condite” dalle ampie ironie – e magari da belle vignette – che illustrino il torbido contesto che emerge, in ordine all’operato del dott. Gennaro, dai fatti descritti in tali sentenze.
Merito: sintesi di ciò che emerge dalle sentenze.
Mi pare utile operare una considerazione banale ma che sinora ai sostenitori del Procuratore Gennaro è ampiamente sfuggita. Una cosa sono le responsabilità penali, una cosa sono, appunto, le condanne penali, altra cosa è il comportamento specchiato, trasparente, che conferisce credibilità ed autorevolezza alla istituzione Magistratura.
Per i fatti che di seguito ancora una volta riassumo e che sono ampiamente comprovati dalla due sentenze già inviate con le email certificate al Presidente della Repubblica e al Consiglio Superiore della Magistratura (e adesso allegate) il Dott. Giuseppe Gennaro non ha subito nessuna condanna penale. Ma, come direbbe Catalano, se l’avesse subita (la condanna) non potrebbe probabilmente neanche rimanere in magistratura, né certamente concorrere alla carica di Procuratore Capo.
Ma per concorrere alla rilevantissima carica di Procuratore Capo in una Direzione Distrettuale Antimafia di primaria rilievo nazionale quale è Catania, non è sufficiente non avere riportato alcuna condanna penale.
Per essere nominati Procuratori Capo in realtà di rilievo come Catania occorre aver sempre tenuto un comportamento di specchiata eccellenza, distante da ombre, ambiguità, situazioni tutt’altro che chiare.
       Il Dott. Gennaro si trova, invece, in una situazione gravemente pregiudizievole in rapporto alla autorevolezza e alla credibilità che chi ricopre un Ufficio simile deve avere.
       Riassumiamo i fatti:
a)    il magistrato Gennaro acquista la nota villa di S. Giovanni La Punta dal mafio-imprenditore Rizzo, poi ucciso, uomo del clan Laudani. Risultanze investigative certe, operate da Carabinieri e Polizia già da ben prima dell’acquisto, hanno evidenziato profilo e collegamenti criminali del Rizzo;
b)   e ciò spiega perché l’acquisto avviene malgrado un poliziotto antimafia, l’ispettore Genna, si attivi per mettere in guardia Gennaro dall’effettuare l’acquisto in questione. Il poliziotto chiede al parlamentare ed ex magistrato Anna Finocchiaro di dissuadere Gennaro dall’acquisto, avvertendolo del contesto inquinato da interessi mafiosi di cui l’imprenditore mafioso fa parte;
c)    non solo Gennaro acquista, ma – incredibile coincidenza!!! – acquista accanto anche il dott. Fidelbo, cognato di Anna Finocchiaro. Ma ciò che rileva a questo proposito è che il dott. Gennaro opera affinché dal rogito notarile scompaia il nome del mafio – imprenditore Rizzo e appaia, invece, come venditore un soggetto del tutto estraneo all’effettiva vendita. Un falso, quindi, nel rogito notarile;
d)   scoperto l’anomalo rogito, il fittizio venditore si giustifica avanti il Tribunale asserendo che il nome di Rizzo e della sua società sia “sparito” per ragioni fiscali, cioè per fare un favore a Rizzo che con quella falsificazione riusciva ad evadere o eludere le tasse. Proprio una gran bella pensata e un comportamento da encomio, ovvero tutt’altro che degno da parte del magistrato: adoperarsi mettendo firma e faccia affinché la controparte non paghi le giuste tasse allo Stato italiano. Frode fiscale?;
e)   ma vi è di più: Fidelbo, l’altro acquirente, il cognato della Finocchiaro che acquista una villa gemella, riporta nel rogito notarile regolarmente il nome della società costruttrice e venditrice. Per usare lo stesso metro della giustificazione addotta per la falsificazione e la menzogna nel rogito di Gennaro, il mafioimprenditore Rizzo non ha con Fidelbo lo stesso rapporto confidenziale che ha evidentemente con Gennaro: a Fidelbo non chiede il favore per eludere o evadere le tasse, a Gennaro sì! Vi è in realtà da ritenere che le tasse c’entrassero poco, e la vera ragione fosse nascondere l’identità della società venditrice.
f)     I rapporti tra il mafio imprenditore Rizzo e il dott. Gennaro, che già appaiono torbidi alla luce degli accertamenti di cui ai punti che precedono, vanno letti anche alla luce della nota foto conviviale che comprova quanto meno una frequentazione consapevole e voluta tra il magistrato Gennaro e il discusso e discutibile imprenditore. Ma vi è di più: secondo il Tribunale di Roma e le ricostruzioni dei testi addotti, il dott. Gennaro ha scientemente mentito in ordine ai suoi effettivi rapporti con il Rizzo, effettivi rapporti di conoscenza, quantomeno di conoscenza, comprovati – oltre che dalla foto – da assegni rilasciati dal Gennaro all’impresa del Rizzo. Tutto ciò può approfondirsi nelle sentenze e nelle testimonianze richiamate.
g)    Poi vi è la vicenda degli abusi edilizi realizzati nella villa che, oggettivamente, ne vengono ad incrementare il valore. Pur ammettendo che gli abusi li abbia realizzati il mafio imprenditore, è certamente fonte di gravissime ombre sia la ragione per la quale il mafio imprenditore realizzi questi abusi a beneficio dell’acquirente magistrato, sia il contesto che vede violare le leggi dello Stato che non consentivano (e non consentono) rogiti notarili per immobili con parti abusive. Anche lì un’anomalia ben distante dai codici comportamentali che dovrebbe avere un magistrato;
h)   Ma, dalla Sentenza del Tribunale di Roma, vengono fuori altri aspetti torbidi e opachi, sia in ordine all’intera vicenda, sia in ordine al comportamento, in quel processo, della “parte offesa” Gennaro: il Tribunale di Roma mette in evidenza che Gennaro omette di fornire l’intera pratica di sanatoria edilizia (testuale dalla Sentenza): “… d’altronde il difetto di produzione dell’intera pratica di sanatoria non consente di dar credito de plano alle deduzioni della difesa del Gennaro”. Come pure, il medesimo Tribunale di Roma rimarca, con tanto di grassettature, che la difesa del Gennaro non ha ritenuto opportuno, in nome della piena trasparenza, fornire le prove documentali in suo evidente possesso, relative ai mezzi di pagamento, alle ricevute, ai contratti e agli accordi concernenti l’acquisto della villa (ved. pag. 16 Sentenza)
i)      E attraverso l’affaire degli abusi e della relativa pratica di sanatoria si ritorna all’opaco rapporto che intercorre tra il magistrato Gennaro e la società del mafio imprenditore Rizzo, inserita – come detto – nel circuito della pericolosissima cosca dei Laudani. La domanda di sanatoria viene affidata nelle sapienti mani di tale ingegner Di Loreto, che altro non è il socio nonché tecnico di fiducia dell’imprenditore Rizzo. Ed il condono edilizio di cui viene a beneficiare la villa del dott. Gennaro è successivo di alcuni anni rispetto al rogito notarile di cui sopra. Ne deriva che tra il circuito di interessi illegali del mafio imprenditore Rizzo e il dott. Gennaro, Pm di Catania, si è comunque mantenuto costante e vivo un rapporto, seppur quanto meno di natura professionale, che viene oggettivamente e gravemente ad incidere sulla credibilità e sulla compatibilità ambientale del dott. Gennaro;
j)     Ma l’inquietante quadro si arricchisce da un altro accertamento, effettuato dal Tribunale di Roma e relativo alla specifica attività inquirente, di indagine, di investigazioni relative al procedimento penale, di cui il pm Gennaro era titolare e gli amministratori del Comune di S. Giovanni La Punta gli indagati: mentre il pm Gennaro indagava quegli amministratori, i medesimi amministratori – in quelle stesse ore – dovevano esitare la domanda di sanatoria a beneficio del cittadino (pm) Giuseppe Gennaro, presentata dal tecnico ing. Di Loreto (socio del mafioimprenditore Rizzo), relativa a volumi abusivi che, se sanati – come furono sanati – avrebbero arrecato un significativo vantaggio economico al cittadino (pm) Gennaro. Le due sentenze mettono in rilievo la coincidenza tra l’indagine sul Comune di S. Giovanni La Punta e l’esito della sanatoria edilizia: tutti questi avvenimenti hanno quale data l’estate 2000. Tutto questo è trasparente e compatibile?
Concludendo, a parere dello scrivente, solo profili gravemente deteriori dei correntismi e delle negative e deleterie garanzie che le logiche correntizie devono fornire agli esponenti di primario rilievo delle stesse correnti, possono continuare a consentire che un magistrato con un simile curriculum possa ancora pensare di concorrere alla carica di Procuratore Capo di una realtà di enorme rilievo come la DDA di Catania.     

Roma, 31 ottobre 2011
Avv. Giuseppe Arnone

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