Il consigliere comunale del Partito democratico di Agrigento, Giuseppe Arnone, interviene sui ballottaggi per le Amministrative a Favara e Canicatti’ che si svolgeranno domenica 12 e lunedi’ 13 giugno, e afferma :
“Sasà Manganella, nei confronti di Carmelo Vitello, oggi fa la stessa figura di Giuliano Ferrara a cavallo di un pony che pretende di vincere il Gran Prix di Agnano contro gli eredi del mitico purosangue Varenne.
Anche i favaresi diano una lezione a Silvio Berlusconi e al suo erede designato, Angelino Alfano.
Ballottaggio di Canicattì: il segretario Messana, se ci riesce, provi a spiegare il senso dell’apparentamento del Partito Democratico, con gli ammiratori di Mussolini del partito di Storace. Se ciò risultasse difficile, si faccia aiutare da un buon fiasco di vino: a Canicattì ne circola tanto…
Anche se qualcuno mostra insofferenza, ai cittadini elettori le argomentazioni e le prospettazioni di Giuseppe Arnone, quale leader molto votato del Partito Democratico in provincia di Agrigento, interessano molto.
Per tali ragioni, non intendo tirarmi indietro e, innanzitutto, intendo replicare a Sasà Manganella che, da buon berlusconiano, non si cura dei limiti della decenza e come Silvio pensa a sedurre minorenni con l’aiuto di pacchi di doni e buste di soldi, così il buon Sasà pensa di sedurre, forte del suo smagliante sorriso e dei suoi sfavillanti programmi, gli elettori democratici favaresi.
Ritengo di poter tranquillamente replicare io a nome dell’intero Partito Democratico, respingendo con nettezza sorrisi e moine ammalianti di Sasà Manganella nei confronti degli elettori democratici e progressisti.
Sasà Manganella stia tranquillo e si consoli con qualche buona cenetta con Nino Bosco e Angelino Alfano, possibilmente per mettersi di buon umore ammirando le foto dei festini di Berlusconi, perché mi pare che tante altre ragioni di buon umore a Favara, a Manganella e a Bosco, non ne rimangano: prevedo che l’esito delle elezioni di Favara sarà molto più simile a quello di Napoli che a quello di Milano. La mia esperienza dei sentimenti elettorali, che ho avuto ampiamente modo di percepire nel corso delle mie visite a Favara e della mia passeggiata al mercato, mi consentono pacificamente di prevedere che l’elettorato favarese ha le idee chiare e Manganella, nei confronti di Carmelo Vitello, oggi fa la stessa figura di Giuliano Ferrara a cavallo di un pony che pretende di vincere il Gran Prix di Agnano contro gli eredi del mitico purosangue Varenne.
E intendo rimarcare con maggiore forza questo messaggio a nome del Partito Democratico e di Pierluigi Bersani agli elettori favaresi per votare Carmelo Vitello e battere Berlusconi, perché non posso fare a meno di prendere atto del grave stato confusionale in cui versa Emilio Messana, probabilmente terrorizzato dall’imminente rinvio a giudizio che lo manderà a far compagnia ai già condannati Palermo e Gambino.
Non si spiega altrimenti, se non con una situazione di “ubriachezza molesta collettiva”, la inedita decisione – che credo non abbia precedenti in alcuna parte d’Italia – che vede a Canicattì gli amici di Messana aver stretto un patto elettorale con gli ammiratori del fascismo e di Mussolini, gli eroici uomini che militano nel partito di Storace. Vero è che questo partito si è liberato del personaggio più terribilmente impresentabile, cioè la Santanchè, ma ciò non mi pare sufficiente per concludere con esso accordi elettorali, incomprensibili ai cittadini”. (07.06.2011)
“Sasà Manganella, nei confronti di Carmelo Vitello, oggi fa la stessa figura di Giuliano Ferrara a cavallo di un pony che pretende di vincere il Gran Prix di Agnano contro gli eredi del mitico purosangue Varenne.
Anche i favaresi diano una lezione a Silvio Berlusconi e al suo erede designato, Angelino Alfano.
Ballottaggio di Canicattì: il segretario Messana, se ci riesce, provi a spiegare il senso dell’apparentamento del Partito Democratico, con gli ammiratori di Mussolini del partito di Storace. Se ciò risultasse difficile, si faccia aiutare da un buon fiasco di vino: a Canicattì ne circola tanto…
Anche se qualcuno mostra insofferenza, ai cittadini elettori le argomentazioni e le prospettazioni di Giuseppe Arnone, quale leader molto votato del Partito Democratico in provincia di Agrigento, interessano molto.
Per tali ragioni, non intendo tirarmi indietro e, innanzitutto, intendo replicare a Sasà Manganella che, da buon berlusconiano, non si cura dei limiti della decenza e come Silvio pensa a sedurre minorenni con l’aiuto di pacchi di doni e buste di soldi, così il buon Sasà pensa di sedurre, forte del suo smagliante sorriso e dei suoi sfavillanti programmi, gli elettori democratici favaresi.
Ritengo di poter tranquillamente replicare io a nome dell’intero Partito Democratico, respingendo con nettezza sorrisi e moine ammalianti di Sasà Manganella nei confronti degli elettori democratici e progressisti.
Sasà Manganella stia tranquillo e si consoli con qualche buona cenetta con Nino Bosco e Angelino Alfano, possibilmente per mettersi di buon umore ammirando le foto dei festini di Berlusconi, perché mi pare che tante altre ragioni di buon umore a Favara, a Manganella e a Bosco, non ne rimangano: prevedo che l’esito delle elezioni di Favara sarà molto più simile a quello di Napoli che a quello di Milano. La mia esperienza dei sentimenti elettorali, che ho avuto ampiamente modo di percepire nel corso delle mie visite a Favara e della mia passeggiata al mercato, mi consentono pacificamente di prevedere che l’elettorato favarese ha le idee chiare e Manganella, nei confronti di Carmelo Vitello, oggi fa la stessa figura di Giuliano Ferrara a cavallo di un pony che pretende di vincere il Gran Prix di Agnano contro gli eredi del mitico purosangue Varenne.
E intendo rimarcare con maggiore forza questo messaggio a nome del Partito Democratico e di Pierluigi Bersani agli elettori favaresi per votare Carmelo Vitello e battere Berlusconi, perché non posso fare a meno di prendere atto del grave stato confusionale in cui versa Emilio Messana, probabilmente terrorizzato dall’imminente rinvio a giudizio che lo manderà a far compagnia ai già condannati Palermo e Gambino.
Non si spiega altrimenti, se non con una situazione di “ubriachezza molesta collettiva”, la inedita decisione – che credo non abbia precedenti in alcuna parte d’Italia – che vede a Canicattì gli amici di Messana aver stretto un patto elettorale con gli ammiratori del fascismo e di Mussolini, gli eroici uomini che militano nel partito di Storace. Vero è che questo partito si è liberato del personaggio più terribilmente impresentabile, cioè la Santanchè, ma ciò non mi pare sufficiente per concludere con esso accordi elettorali, incomprensibili ai cittadini”. (07.06.2011)
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