Carovana antimafie, Arnone (Pd): Agrigento simbolo del rapporto mafia – politica [foto]
Ecco il testo della lettera:
Carissimi amici della Carovana Antimafie, Carissima Rita,
Vi invio la presente perché credo che vi siano le condizioni per fare assurgere Agrigento ad un luogo simbolo di ciò che ha rappresentato il cancro del rapporto mafia – politica.
Credo che in nessun altro posto, come ad Agrigento, siano oggi palpabili e comprovati gli enormi guasti causati dal pesante e determinante condizionamento di Cosa Nostra rispetto alle scelte democratiche di una Città.
Oggi è verità storica e processuale ciò che alle elezioni del sindaco del giugno 93 era una concreta intuizione, e cioè che Cosa Nostra agrigentina fosse scesa pesantemente in campo per determinare, spostando voti, tanti voti, la risicatissima elezione del “suo” candidato Sodano contro il candidato antimafia Giuseppe Arnone.
Vi rassegno le dichiarazioni del massimo pentito di mafia di questa terra, l’ex capo provinciale di Cosa Nostra Maurizio Di Gati relativamente all’intervento della mafia e alle sue ragioni. Come immediatamente leggerete si tenne persino una riunione, nelle campagne di Casteltermini, presieduta dall’allora latitante pluriomicida capomafia provinciale Salvatore Fragapane. Ma riportiamo immediatamente le parole messe a verbale da Di Gati innanzi al Pm della Dda di Palermo, Fernando Asaro: Ricordo una circostanza relativa all’elezione a sindaco di Sodano, nella metà degli anni ’90. in quel momento c’era Arnone l’ambientalista che era messo bene. In quella circostanza Sodano ebbe l’appoggio di Cosa Nostra nella persona di Arturo Messina. Durante un incontro da Salvatore Fragapane, che allora era latitante a Casteltermini, eravamo presenti io, Messina Arturo, Salvatore Castronovo. In quel contesto sentii il Messina lamentarsi di Arnone, un ambientalista candidato a sindaco di Agrigento che era in buona posizione per vincere le elezioni e che non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento. In relazione a tale fatto il Messina mi disse che Sodano gli si era rivolto per i voti e fu effettuata una raccolta di voti a cura di Castronovo Salvatore ed Arturo Messina, in entrambe le circostanze in cui Sodano fu sindaco di Agrigento. Ciò consentì l’elezione di quest’ultimo.”
Arnone, Di Gati dice, che da un lato vi era Arnone, l’ambientalista che non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento e dall’altro il vecchio ed affidabile ex democristiano Calogero Sodano che prontamente, in quella campagna elettorale, era corso a mettersi a disposizione di Cosa Nostra, a chiedere i voti, a concludere “patti scellerati”. Le sacrosante parole di Di Gati sono pure confermate da un altro importante pentito, Luigi Putrone, che appunto ha messo a verbale l’impegno profuso da Cosa Nostra in favore di Calogero Sodano grazie all’accordo tra Sodano e il capomafia Messina.
E in tutti questi anni, dopo quelle elezioni, Legambiente non si è stancata di denunciare il regime illecito instaurato da Sodano: costui, malgrado abbia beneficiato di generose prescrizioni per una serie di gravi reati, ha comunque sul groppone condanne definitive per tre anni e mezzo di carcere e altri processi sono ancora in corso, ovviamente con Legambiente parte civile.
Purtroppo, e anche questo deve far parte dell’antimafia siciliana, la magistratura ad Agrigento nei lustri passati è stata largamente inefficiente: non si è mai chiarito ad esempio il ruolo del capomafia agrigentino Calogero Russello presente e vincitore negli appalti dell’amministrazione Sodano e ciò malgrado già nel 1999 l’ottimo Prefetto Giosuè Marino (l’attuale vice presidente della Regione), innanzi alla Commissione Nazionale Antimafia ne denunciasse il ruolo. Non si è mai chiarito il rapporto di Sodano e dei suoi uomini con questi capimafia e con il mafioso On. Lo Giudice, malgrado le intercettazioni dell’inchiesta Alta Mafia (arresto di Lo Giudice nel 2004) riportassero la seguente affermazione: “le tangenti pagate … ai sodani del Comune di Agrigento”, tangenti pagate per un appalto di ben 45 miliardi di lire.
Agrigento tra gli anni 90 e 2000 è stata letteralmente distrutta e saccheggiata, come dimostrano le recentissime vicende dei crolli in centro storico, come dimostra il dissesto delle casse comunali, come dimostra lo stato del sistema fognario e di quello idrico, da una pseudo classe dirigente, quella di Sodano, dei suoi uomini e dei suoi eredi, direttamente selezionata e scelta dai capi di Cosa Nostra.
Ecco l’enorme danno che Cosa Nostra realizza alle collettività siciliane: altera il gioco democratico (il risultato di quelle elezioni vide Sodano più Cosa Nostra raggiungere il 50,7 per cento dei voti e Arnone fermarsi al 49,3) e seleziona i peggiori soggetti in danno di coloro che avrebbero vinto e operato per il bene della collettività se Cosa Nostra non avesse interferito.
Vi chiedo di inserire queste ricostruzioni degli interventi elettorali di Cosa Nostra per condizionare la vita democratica ad Agrigento nella memoria storica del vostro meritorio impegno civile e culturale.
E concludo con un altro ricordo che appartiene sempre alla memoria antimafia di questa terra, ricordo che concretizzo donando un Dvd a Rita Borsellino. E’ il Dvd che contiene le immagini della presentazione del primo libro sulla mafia agrigentina, il volume che pubblicava gli atti del processo istruito da Rosario Livatino e da altri valenti magistrati (Salvatore Cardinale, Roberto Sajeva, Elio Spallitta, Fabio Salamone) alla mafia di Agrigento. Quel volume da me realizzato si intitolava “Mafia, il processo di Agrigento”. Venne a presentarlo nella Valle dei Templi Paolo Borsellino. E in quell’occasione Paolo Borsellino diede fuoco alle polveri aprendo uno scontro che infiammò le prime pagine dei giornali nazionali e quindi il Parlamento e il Csm per denunciare tutte le attività che il Consigliere Istruttore Antonino Meli poneva in essere per smantellare il pool antimafia e rendere impossibile la vita a Giovanni Falcone. Inizialmente, i giornali siciliani asserviti al sistema politico – mafioso censurarono le drammatiche parole di Paolo Borsellino. Fu io, col permesso del magistrato, trasformandomi in suo addetto stampa (mi aveva regalato i suoi appunti, scritti a mano con una grafia molto ariosa, appunti che sono anche ripresi nel Dvd, a contattare la settimana successiva alla presentazione del libro i giornalisti di Repubblica e l’Unità, Bolzoni e Lodato. Le dichiarazioni di Borsellino finirono in prima pagina e appunto l’intera Italia conobbe le follie che si combinavano contro Giovanni Falcone in quel Palazzo di Giustizia di Palermo.
Tanto intendevo rassegnarVi e consegno il dvd con le immagini di Paolo Borsellino nella Valle dei Templi in quel luglio 1988, in occasione della presentazione del libro “Mafia, il processo di Agrigento”, alla cara Rita.
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