Il Consigliere comunale del Partito democratico di Agrigento, Giuseppe Arnone, interviene a seguito del rigetto in Appello del suo ricorso contro la sentenza di primo grado che lo ha condannato per diffamazione a danno dell' ex assessore comunale di Agrigento, Salvatore Falzone, il quale, nel frattempo, ha avanzato richiesta di risarcimento danni per 1 milione di euro. Arnone afferma :
"Ritengo di avere dei doveri nei confronti dei cittadini e, in particolare, dei miei elettori. Tali doveri comportano anche la necessità di far chiarezza, non sottraendomi al commento, rispetto alle sentenze a me sfavorevoli, o apparentemente, tali, emesse dai vari Tribunali a seguito delle tante querele dalle quali vengo colpito.
Occorre premettere che le querele contro di me non hanno per oggetto fatti personali, ma sempre fatti politici, cioè dichiarazioni con le quali prendo le difese dei cittadini e dell’interesse pubblico.
Un caso che ovviamente merita commento è quello della recente sentenza della Corte d’Appello che ha confermato la condanna per diffamazione in danno dell’ex assessore Falzone.
L’ex assessore, suscitando molta preoccupazione nei miei estimatori, ha comunicato di aver avanzato una richiesta di risarcimento non inferiore a 1 milione di euro. Detta richiesta mi suscita un ampio sorriso, perché ritengo opportuno rendere noto alla cittadinanza qual è il profilo che viene fuori da questo procedimento giudiziario che tanto piace all’avv. Falzone.
Io, al suo posto – per le ragioni che immediatamente evidenzierò – mi vergognerei un po’ per le assoluzioni che contestualmente la Magistratura ha disposto nei miei confronti.
Il Tribunale, infatti, ha riconosciuto perfettamente il ruolo del Falzone a beneficio degli interessi illeciti dell’imprenditore condannato per corruzione Gaetano Scifo e dello zio capomafia Russello.
Ad esempio, il Tribunale ha ritenuto perfettamente lecita questa mia affermazione: “Quando si chiede l’ispezione in questo Comune di Agrigento … essa viene chiesta perché qui vi è stato l’assessore Falzone, l’assessore Falzone si è occupato delle pratiche IMEDIL – SOGEME, le pratiche IMEDIL – SOGEME sono coinvolte nell’affare ECOTER, nell’affare ECOTER è emerso il ruolo di Russello, zio di Falzone.” O, ancora: “Tra breve ricostruiremo anche la rete di rapporti che potrebbe motivare lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Agrigento, a partire dalla strettissima parentela dell’attuale assessore comunale Salvatore Falzone con il capomafia Calogero Russello e del ruolo di Falzone nelle pratiche che riguardano gli affari di Gaetano Scifo, nonché degli altri stretti congiunti, pure arrestati … la trama del gruppo familiare Falzone – Russello, secondo gli inquirenti di Alta Mafia conduce molto lontano, ai vertici palermitani quali Motisi e a personalità importanti come i Lombardozzi.” Ed ancora: “Non sono invenzioni le collusioni mafiose che secondo l’Autorità Giudiziaria antimafia di Palermo hanno inquinato, con gli affari che ruotano attorno al consorzio ECOTER e alle società IMEDIL, SOGEME, OICE, il nostro Comune”.
Sempre Giuseppe Arnone affermava: “L’inchiesta Alta Mafia ha disvelato … una presenza e una continuità mafiosa al Comune di Agrigento da me denunziati, come le concessioni edilizie, gli imbrogli di cinque miliardi degli oneri di urbanizzazione IMEDIL – SOGEME. Ora viene fuori che questa vicenda è una vicenda che nasce con collusioni mafiose e la presenza di un assessore parente degli arrestati … io ormai da un anno presento interrogazioni e atti ispettivi su tutte le vicende di cui si è occupata l’operazione Alta Mafia e chiedo che vengano allontanati dal Comune i soggetti che sono molto pesantemente coinvolti in questa vicenda … poi vi è il ruolo dell’assessore Falzone, l’assessore Falzone è nipote di Calogero Russello arrestato perché condizionava, secondo la Magistratura, gli appalti del Comune di Agrigento, continua a fare l’assessore e continua ad occuparsi delle pratiche delle società di Scifo, IMEDIL – SOGEME e del grande centro commerciale.” Ed infine: “Oggi si vede ancora uno stretto congiunto degli arrestati, arrestati con accuse di mafiosità vera, sedere nel banco degli assessori della Giunta Comunale di Agrigento. Chi è stato colluso, chi si muove nella logica dell’illegalità, non può continuare ad avere ruoli di vertice all’interno del Comune di Agrigento”.
Per tutte le superiori affermazioni, è utile ribadirlo, Giuseppe Arnone è stato assolto, come pure è stato assolto dalla aggravante di aver insinuato che il Falzone aveva strumentalizzato il suo ruolo amministrativo di assessore al Comune di Agrigento, al fine di soddisfare interessi illeciti facenti capo ad una consorteria mafiosa.
E voglio anche aggiungere, infine, che quando sono stato assolto per tutte queste affermazioni, ancora non era emerso il rapporto diretto tra l’avv. Falzone e il capomafia agrigentino Calogero Cesare Lombardozzi, rapporto diretto sul quale ha testimoniato – lo scorso aprile 2011 – l’ex capo della Mobile, vicequestore Attilio Brucato, innanzi al Tribunale di Agrigento.
Da questa Sentenza, quindi, emerge un quadro preciso del valore della onorabilità e del prestigio politico, nonché della capacità di interpretare e difendere l’interesse pubblico da parte dell’avv. Falzone: ognuno, letta la sentenza, può quantificare il valore della onorabilità politica e personale dell’ex assessore Falzone che, non dimentichiamolo, a seguito di questa mia battaglia ha dovuto lasciare l’incarico assessoriale.
Per completezza, evidenzio le ragioni per le quali sono stato condannato – per altre diverse affermazioni – condanna che ritengo essere distante dai consolidati orientamenti della Cassazione in materia di diritto di denunzia e critica politica: sono stato condannato per aver descritto, sempre in Consiglio Comunale, in termini molto netti, le iniziative dell’avv. Falzone per far pagare le parcelle milionarie degli avvocati Patti, Pellitteri e D’Alessandro. La Corte d’Appello, nel condannarmi, non ha tenuto conto che, per quelle parcelle, Patti e D’Alessandro sono tuttora sotto processo innanzi alla Corte d’Appello, a seguito dell’impugnazione proposta dalla Procura della Repubblica di Agrigento che insiste perché vengano condannati a tre anni di galera, oltre alla restituzione del “maltolto”.
E ritengo pertanto che l’ampia assoluzione di cui ho beneficiato, descritta in premessa, possa essere estesa dalla Cassazione – come già è avvenuto in passato – alle restanti ipotesi di mia colpevolezza.
Credo, ancora una volta, che gli agrigentini possano essere orgogliosi del mio operato e valutare, di contro, chi debba realmente vergognarsi per aver favorito interessi non limpidi. Interessi, per riprendere le parole utilizzate nel capo di imputazione, collegati a consorterie mafiose".
Agrigento, 2 giugno 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere Comunale P.D.
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