Lutto cittadino, con picchetto d’onore composto da parlamentari del Partito Democratico e sindaci, per commemorare l’ex parlamentare e sindaco Calogero Gueli da Campobello di Licata (AG) che, per lo Stato Italiano, è semplicemente un colluso con i mafiosi che è sfuggito ai rigori della legge beneficiando della prescrizione.
L’on. Capodicasa (PD) commemora Gueli definendo, nella sua orazione in Chiesa, i suoi accusatori quali “iene”, “sciacalli”, “corvi”.
Il figlio e il genero di Gueli sono in galera, con condanna irrevocabile per mafia e il pentito di mafia Di Gati, nonché varie intercettazioni, indicano pacificamente l’ex sindaco Gueli come un politico eletto, sostenuto e fortemente voluto da Cosa Nostra, aduso – quale sindaco – ad ogni illecito.
Per consentire le onoranze funebri in piazza, con tanto di “picchetto d’onore”, spostata pure ad altra data la prevista processione della Madonna.
Scandalo a Campobello di Licata: proclamato lutto cittadino, con tanto di commemorazione pubblica da parte dell’on. Capodicasa a base di insulti per gli accusatori di Calogero Gueli (Forze dell’Ordine e politici come Arnone), al fine di rendere le onoranze funebri all’ex sindaco e parlamentare comunista e dei DS.
Per la sentenza irrevocabile dello Stato Italiano, che ha condannato per mafia il figlio e il genero di Gueli, questo “caro estinto” era un politico aduso a realizzare azioni gravemente illegali all’interno del Comune di Campobello di Licata, al fine di favorire le imprese “di famiglia”, con danno per i concorrenti.
E, secondo il pentito Di Gati, ritenuto dalla stessa sentenza attendibilissimo, non solo il figlio e il genero di Gueli – attualmente in carcere – facevano parte del “gruppo di fuoco” del capomafia provinciale Falsone, ma anche lo stesso Gueli era stato eletto con i voti di mafia ed era organico alla cosca locale.
La Corte d’Appello, con la sentenza irrevocabile, oltre a ricostruire l’ampia serie di illeciti del Gueli, riporta le intercettazioni dei mafiosi che si vantano reciprocamente di aver contribuito all’elezione del medesimo Gueli a sindaco.
Ne’ può trascurarsi che i fatti accertati dalla Corte d’Appello avevano già portato allo scioglimento per mafia del Comune di cui Gueli era sindaco.
Malgrado questi fatti, domenica scorsa, a Campobello di Licata (AG) lutto cittadino, rinvio della prevista processione della Madonna ad altra data, camera ardente nei locali del Municipio intitolati ai giudici uccisi dalla mafia Antonino Saetta e Rosario Livatino, picchetto d’onore in piazza composto dall’on. Angelo Capodicasa, dall’on. Giacomo di Benedetto, dal sindaco del paese e dal presidente del Consiglio Comunale. Il tutto sotto lo sguardo compiaciuto, in prima fila, del capomafia della zona, appena uscito di galera.
Poi, nel corso della cerimonia funebre, tenuta nella Chiesa madre, Capodicasa chiede ed ottiene l’onore della commemorazione principale ed ufficiale. A base di insulti nei confronti di poliziotti, carabinieri, magistrati e Giuseppe Arnone, definiti “iene”, “sciacalli” e “corvi” per avere avuto il “torto” di avere accusato “il caro estinto”, i suoi metodi, i suoi congiunti mafiosi.
E, insultando Arnone, Capodicasa ha ritenuto di onorare degnamente la memoria di Gueli il quale, recentemente, aveva scritto nel suo blog, ancora presente su internet, le seguenti frasi “poetiche” all’indirizzo di Giuseppe Arnone: “… al momento della morte il respiro abbandoni il tuo corpo straziato da una lenta agonia o per avere due cavalli galoppanti in direzione opposta scisso le tue carni come due mensili di porco quale tu sei. Il tempo non lenirà il mio odio per te e la speranza di una tua morte atroce nutrirà per sempre la mia vita …”
Su questi scandalosi avvenimenti, Giuseppe Arnone ha inviato l’allegata nota al Prefetto di Agrigento per quanto riguarda i comportamenti del sindaco, al Presidente della Camera per i comportamenti del deputato Capodicasa, all’Arcivescovo di Agrigento. Si consiglia di leggere, nel corpo della lettera che si allega, le parti testuali che la Corte d’Appello dedica alle “imprese” del “caro estinto”.
Agrigento, 26 luglio 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere comunale P.D. Agrigento
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