martedì 2 agosto 2011

Arnone (Pd) replica a Rizzo e Platamone: “Conoscete Ulisse e i Proci?”


Il consigliere comunale del Pd Giuseppe Arnone  replica agli ingegneri Rizzo e Platamone sulla questione depuratore del Villaggio Peruzzo, preannunciando una azione civile di risarcimento del danno ambientale causato da vari soggetti alla collettività agrigentina. Riportiamo di seguito la nota stampa integrale del consigliere:
“Una delle immagini più suggestive, e che amo prendere come esempio, della storia della letteratura, la troviamo nella parte finale dell’Odissea, quando Ulisse fa chiudere le porte della sala del trono, ove i Proci gozzovigliavano e, con un sol gesto, si toglie il mantello da accattone e tende, con i muscoli da grande guerriero, il suo vecchio e prodigioso arco. E per i Proci è la fine.
Mi corre l’obbligo di invitare innanzitutto Rizzo e Platamone, e poi coloro che hanno tenuto loro il sacco, nonché “giovani avventurieri” come l’ing. Bellini, che hanno la stoltezza – più unica che rara – di “saltare sul carro del perdente”, a ripassare queste bellissime pagine di Omero.
Per loro è venuto il tempo di rivestire i meritati panni dei metaforici Proci. Si è finito di gozzovigliare. E’ tempo della resa dei conti.
Il Parlamento, per iniziativa del centrosinistra, ha approvato una bellissima legge – che Rizzo e Platamone avranno modo di conoscere e approfondire nei giorni di ferragosto – che consente a Legambiente di sostituirsi al Comune per costringere coloro che hanno danneggiato l’ambiente, anche per solo inadempimento contrattuale, a versare nelle casse comunali i milioni di euro dovuti. Ma, sul punto, Rizzo e Platamone inizino a riflettere, magari in collaborazione con Vitellaro, Di Francesco, Piazza e Sodano, perché l’argomento sarà affrontato esaustivamente già prima di ferragosto.
Oggi è il momento di replicare, punto per punto, alla nota grondante di mistificazioni e falsità, diffusa dagli ingegneri alla fine della scorsa settimana.
Premetto che ha ragione Bosio: il signor Procuratore della Repubblica non può affrontare questo scontro, come direbbe mia nonna, “dal lastraco”, cioè dal terrazzo di casa, ovvero da spettatore. Lo “scontro” è tra soggetti che rivestono cariche pubbliche o ricoprono funzioni pubbliche: da un lato il consigliere comunale Arnone e dall’altro progettisti e direttore dei lavori di un’importante infrastruttura per conto di un ente pubblico. Tutti soggetti, questi, che con il proprio agire si assumono responsabilità anche penali.
Ma a Bosio va ricordato che il processo che non si è ancora concluso non lo ha fatto né Arnone, né Legambiente, che possono al massimo costituirsi parte civile. Il processo e le condanne sono state emesse dalla Magistratura dello Stato Italiano. Come le perizie che inchiodano Rizzo e Platamone, quantomeno agli inadempimenti contrattuali, portano la firma di una mezza dozzina di tecnici, tutti esterni all’ambiente agrigentino e ben conosciuti, invece, nell’ambiente internazionale, come i docenti universitari Mazzola e Rossi Doria.
Sempre Bosio deve avere chiaro che, mentre noi agiamo solo per l’interesse pubblico, per difendere i diritti dei cittadini, Rizzo e Platamone hanno agito per non rimborsare allo Stato Italiano i denari che, secondo i periti del Tribunale e secondo il Tribunale, dovevano restituire alla collettività. Ed ancora agiscono, anche dopo l’ultima Sentenza della Corte d’Appello – di cui non si conoscono le motivazioni – con questo obiettivo privatissimo: “salvaguardare le proprie tasche”. Ma non ci riusciranno.
A questo punto, andiamo alle falsità diffuse da Rizzo e Platamone:
a)      i due mistificano quando dicono che le scelte di localizzazione sono state effettuate dal P.A.R.F. e dal (vecchio) P.R.G.. L’impianto è stato allocato al Villaggio Peruzzo nel 1984 dagli ingegneri Rizzo, Platamone e Butticè, mentre il P.A.R.F. è di tre anni successivo, cioè del 1987, redatto dal coimputato Butticè, poi deceduto. Il P.R.G. del 1978 aveva Rizzo tra i redattori. Per essere più chiari: nella terra di Pirandello e delle mascalzonate, con il P.A.R.F. si è tentato di adeguare tale strumento alle precedenti scelte di Rizzo e Platamone. La “foto”, nonostante l’impegno, è riuscita “sfocata”, perché la Regione ha imposto una serie di modifiche che approfondiremo nei prossimi giorni, quando Rizzo e Platamone saranno chiamati a risarcire il Comune. Evviva vero!!!
b)      Per quanto riguarda il P.A.I., cioè il Piano per l’Assetto Idrogeologico, siamo in presenza di argomentazioni che meritano semplicemente un intervento da parte di qualche organismo serio per sospendere Rizzo e Platamone dall’Ordine degli Ingegneri  o, quantomeno – e con molta clemenza – l’Ordine degli Ingegneri dovrebbe imporre loro qualche corso di recupero “full time”. I due scrivono che il P.A.I. non costituirebbe un ostacolo in quanto, si riporta testualmente, “il Genio Civile da un canto ha rilasciato autorizzazione anti-sismica ( n° 36676 del 23-05-1994 ai sensi della L 64/74) e d’altro canto autorizzazione idraulica (Parere n°223 del 22-06-2001 ai sensi del TU 523/1904), autorizzazioni non revocate e tutt’ora valide per un’opera in corso di realizzazione, quale è l’impianto depurativo. Come rimarca il Genio Civile nel suo parere, che Legambiente Agrigento artatamente ignora, il progetto dell’impianto prevede la costruzione di un argine in terra, in fregio del fiume Akragas, opportunamente dimensionato tenendo conto delle piene prevedibili, con calcoli idraulici approvati dallo stesso Ufficio, in grado di proteggere efficacemente le  aree circostanti ivi compreso l’impianto depurativo.” Peccato che la zona in questione è classificata quale “R4”, cioè a rischio molto elevato e i vincoli relativi sono stati imposti con l’approvazione del P.A.I. molto dopo le autorizzazioni del Genio Civile, autorizzazioni che adesso valgono un po’ meno di un fico secco, cioè tanto quanto il progetto di quel depuratore, ovvero “carta straccia d’annata”. Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse a Rizzo e Platamone che il P.A.I., approvato nel 2002, impone una serie di limiti che valgono anche per opere come il depuratore, che l’art. 12 del P.A.I. esclude tassativamente che possa essere realizzato;
c)      poteva essere realizzata, invece, la modifica di destinazione d’uso dell’edificio di proprietà della Regione che insiste a 30 metri dal depuratore (ex mulino Taglialavoro), il cui progetto è stato realizzato dallo stesso ing. Rizzo. Il Comune, per iniziativa dell’ing. Di Francesco, invece di richiedere – come prevedevano le norme – le modifiche imposte dal P.A.I. (il P.A.I. è successivo al progetto) ha bocciato il progetto. E anche chi all’interno del Comune ha posto in essere tali attività, la sera rifletta sulla bellissima scena dello scontro tra Ulisse, Telemaco e Eumeo e i Proci e, per esempio, pensi di essere lui Eurimono o Polibio, tra i primi a cadere innanzi alle frecce di Ulisse;
d)     sempre nella loro incontenibile voglia di raccontare balle, Rizzo e Platamone affermano che il loro impianto di depurazione è previsto dalle Norme di Attuazione del Piano del Parco Archeologico della Valle dei Templi. Per sostenere ciò, ci vuole molta, molta, molta fantasia: al confronto, Tolken, l’autore de “Il signore degli Anelli” era un grigio ed ottuso burocrate. Nelle norme di attuazione del Piano del Parco si può agevolmente leggere che è previsto solo e soltanto il mantenimento del “depuratore esistente”. Poi sarebbe interessante vedere chi è il folle scatenato funzionario del Parco Archeologico e dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali che pensa di svernare a “Petrusa”, in celle purtroppo stipate dalla presenza di immigrati, per pensare di allocare accanto all’edificio costato alla Regione oltre un miliardo (valuta 1989, acquistato per destinarlo a uffici) un puzzolente impianto di depurazione;
e)      tra le fandonie, non è seconda a nessuna quella che Rizzo e Platamone riportano al punto 3), e cioè che la prescrizione relativa alle distanze, imposta dall’art. 46 della L.R. 27/86, non si applicherebbe al depuratore del Villaggio Peruzzo. Siamo in presenza di “balle spaziali”. Neanche Pinocchio oserebbe affermare che una circolare regionale “relativa agli impianti da avviare” modifica una legge vigente nel nostro Stato. Rizzo e Platamone capovolgono la Costituzione e le fonti del diritto. Questo in linea teorica, perché poi mentono spudoratamente, in quanto la Circolare regionale non si sogna minimamente di derogare alle leggi;
f)       nella parte finale della nota di Rizzo e Platamone vi è una singolare coincidenza, proprio singolarissima questa coincidenza, tra quanto scrivono i suddetti tecnici e quanto scrive l’ing. Epifanio Bellini a nome della sezione “Berlinguer” del P.D. agrigentino, saggiamente e familisticamente governata dall’on. Giacomino Di Benedetto e dalla vera capo corrente Ester Vedova. Bellini, del pari dell’ing. Rizzo e Platamone, si preoccupa dei tempi lunghi per realizzare l’impianto al Villaggio Mosè. Sarebbe meglio che Bellini, che di nome fa Epifanio, impiegasse il tempo che decorre da qui all’Epifania a studiare le norme in materia di depuratori. In realtà sarebbe sufficiente una mezz’oretta per apprendere che le procedure di modifica di P.A.R.F. e P.R.G. per quanto riguarda tali infrastrutture sono le più celeri che esistano, assistite persino da silenzi – assensi, e richiedono poche settimane. Che Rizzo e Platamone diffondessero dolosamente falsità, anche su questo punto, era ben noto. Che le loro falsità trovassero il conforto di Bellini, non era invece affatto scontato.
Negli scritti di Rizzo e Platamone e nella nota di Bellini traspaiono ingiuste “stilettate” nei confronti di Girgenti Acque che, invece, va ribadito, si è mossa meritoriamente in questa vicenda, innanzitutto realizzando il pennello a mare ex novo in sostituzione dei due “colabrodo”, altamente inquinanti, progettati e diretti proprio da Rizzo e Platamone. E sarebbe salutare se la Procura della Repubblica facesse chiarezza anche sulla realizzazione dei vecchi “pennelli a mare”, collaudati nel 2000 quando erano già da buttar via: sui vecchi “pennelli a mare” vi è in Procura una denunzia di Legambiente del 2004 e un grande, enorme fetore di truffa. E gli autori della presunta truffa non sono altro che i soliti … Proci e i loro “compagni di merende”.
Concludendo su Bellini: non tutti i mali vengono per nuocere. E’ importantissimo che, finalmente, il buon Piero Luparello lo abbia mandato a farsi benedire e lo abbia lasciato solo a sottoscrivere maldestramente questa incensatura a Rizzo e Platamone che costituisce un tradimento ridicolo dell’intera storia della sinistra agrigentina, quantomeno dal 1970 ad oggi.
Bellini e i suoi danti causa stanno saltando allegramente sul carro del perdente: dal nostro punto di vista è proprio una ottima e grande idea… Rende chiaro da che parte stanno rispetto al sistema affaristico agrigentino.”

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