martedì 23 agosto 2011

L’on. Gianni Mattioli ad Agrigento lancia la candidatura a sindaco di Arnone e boccia la scelta del rigassificatore

E’ stato in visita ad Agrigento, ospite di Giuseppe Arnone, l’ex ministro del Governo Amato, nonché viceministro nei governi Prodi e D’Alema, on. Gianni Mattioli, che attualmente è componente della presidenza nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà.
Di seguito, si riportano alcuni stralci degli argomenti toccati da Mattioli, in alcuni incontri con rappresentanti dell’informazione locale, relativamente al lavoro comune posto in essere con Arnone in favore della realtà agrigentina, alla fine degli anni ’90, quando Mattioli era al vertice del Ministero dei Lavori Pubblici.
In merito alle odierne emergenze della città di Agrigento, l’on. Mattioli si è poi soffermato sulla vicenda rigassificatore, evidenziando l’assoluta inopportunità di piazzare tale opera a margine della Valle dei Templi, nell’area portuale di Porto Empedocle.
Sono stati fatti accenni alla questione nucleare, commentando gli esiti del referendum e le previsioni della centrale nucleare in provincia di Agrigento.
L’on. Mattioli si è poi soffermato anche su temi di politica nazionale, con le vicende interne al centrosinistra e in particolare a SEL, nonché su temi di politica locale, commentando positivamente la scelta di Giuseppe Arnone di concorrere alla poltrona di sindaco di Agrigento.
“Spesso si parla di ‘leggi speciali’ a favore della città di Agrigento. Una legge a favore degli agrigentini, in effetti, fu approvata. Ed è una norma molto importante. Si tratta dell’art. 25 della Legge 136 del 1999. I padri di questa norma sono il viceministro Gianni Mattioli, che all’epoca della legge faceva parte prima del governo Prodi e poi del governo D’Alema e quello che era il suo braccio destro al Ministero dei Lavori Pubblici, l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone. Si è trattato di una norma di interpretazione autentica, che superava appunto con la interpretazione del Parlamento, l’interpretazione che aveva dato dei vincoli di edificabilità limitata o relativa prima il TAR Sicilia e poi il Consiglio di Stato. Gli Organi giurisdizionali avevano deciso che per circa 2.000 costruzioni di Agrigento, che vanno dall’intera S. Leone, a Villaggio Mosè, a Villaseta, la sanatoria edilizia poteva essere concessa limitatamente a ciò che si sarebbe potuto costruire legalmente. La Regione Siciliana era stata costretta a fare propria, cioè a recepire, questa decisione del TAR e del Consiglio di Stato e quindi, per la Regione Siciliana, praticamente migliaia e migliaia, credo circa 10.000, domande di sanatoria edilizia, dovevano essere rigettate e le relative costruzioni demolite. Grazie a quella norma, scritta di pugno da Arnone, il problema fu superato. Tutte quelle pratiche di sanatoria edilizia sono state esaminate positivamente, con introiti per il Comune di Agrigento nell’ordine di molti milioni di euro.
E non fu semplice approvare quella norma, ottenere che il Parlamento si occupasse con una legge nominativa di Agrigento. Fu molto complicato, appunto, anche perché inizialmente, trattandosi di abusivismo edilizio nella zona del pre – parco della Valle dei Templi, il Ministero dei Beni Culturali, con il ministro Giovanna Melandri, manifestò molte perplessità, perché non aveva capito l’effettivo contenuto di detta iniziativa, che equiparava il territorio agrigentino al resto d’Italia, attribuendo – come avviene nel resto d’Italia – la valutazione sulle domande di sanatoria al Comune e alla Soprintendenza, senza i parametri rigidissimi che avrebbero negato la sanatoria praticamente a tutti.
Va ricordato che si riunì persino il Consiglio Nazionale per i Beni Culturali. E alla fine, Arnone e Mattioli, soprattutto grazie alla testardaggine di Arnone e alla sua conoscenza delle normative, ottennero tutti i pareri favorevoli e la norma fu approvata, anche con il contributo dell’opposizione e, in particolare, dell’allora senatore Francesco D’Onofrio.
In quel periodo, furono posti in essere altri interventi in favore della provincia di Agrigento, ad esempio la strada che collega il Comune di Palma di Montechiaro con il Comune di Licata. I lavori erano sospesi da anni, per una serie di contenziosi e vicende burocratiche. La vicenda di questa strada fu caldeggiata dal sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo. Fu affrontata e in breve tempo risolta.
E ad esempio, sempre attraverso Arnone, furono monitorati con un po’ di sindaci agrigentini i finanziamenti del Ministero e dell’Unione Europea, con i fondi del QCS per le reti idriche e fognarie. E anche in quel caso arrivarono un bel po’ di soldi, ovviamente ai Comuni che presentarono i progetti. Tra questi non vi era il Comune di Agrigento che, con il sindaco Sodano, non ritenne mai di collaborare con il Ministero.
Per l’abusivismo nella Valle dei Templi, nel vero e proprio Parco Archeologico, cioè nella zona A del DM Gui Mancini, grazie all’impegno comune con Arnone e alla sua competenza tecnica, fu predisposta un’organica riforma, che fu approvata dal Consiglio dei Ministri per iniziativa del ministro Enrico Micheli che ci credette molto, dalla Conferenza Stato – Regioni, ove il Ministero era rappresentato dallo stesso Arnone, e poi dal Senato, ove il Governo era da me rappresentato. Purtroppo quel disegno di legge non si trasformò in legge, poiché prima dell’approvazione alla Camera fu bloccato dallo scioglimento del Parlamento.
Il DDL praticamente prevedeva l’acquisizione di tutti gli immobili, e poi il rilascio in concessione d’uso per un periodo di alcuni decenni, agli stessi abusivi, con la possibilità di poter effettuare le opere di manutenzione, di abbellimento, di poter fruire degli allacciamenti all’acqua, alla fogna, all’elettricità, al telefono. Gli immobili rimanevano non commerciabili, come del resto sono adesso.
Vanno ricordate altre battaglie per la Sicilia. Ad esempio, senza voler essere presuntuosi, se l’isola di Favignana continua ad essere così bella è grazie al fatto che Mattioli, Arnone e il senatore Figurelli sconfissero coloro che, a tutti i costi, volevano realizzarvi un supercarcere, con orrende colate di cemento, supercarcere peraltro al centro di vicende tangentizie.
Furono anche impediti gli ulteriori disastri nel Parco dei Nebrodi, con opere inutili e grandiosamente tangentizie, come l’acquedotto dell’ANCIPA”.

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