Speculazione politica e censura: ancora il solito degrado dei soliti noti pseudo giornalisti o aspiranti tali. Ovvero: la notizia che la signora M.G. D.M. ha querelato l’avv. Arnone diventa uno scoop a nove colonne, mentre la notizia – di pari entità – che la stessa signora ha liberamente rimesso la querela, viene censurata. Come sabato è stata censurata la mia nota a chiarimento.
Per i soliti maestri della disinformazione, i lettori sono interessati a leggere la querela, ma non devono conoscere né la replica e le spiegazioni di Arnone, né la decisione della signora di ritirare la querela.
Esprimo il mio ringraziamento a coloro che hanno ritenuto di rispettare il diritto della gente ad essere informata, pubblicando la mia replica ai fatti riportati nella querela.
Ancora una volta alcuni settori del mondo informativo agrigentino si caratterizzano per attività semplicemente vergognose. La vicenda che vi sta alla base è quella di una accesa discussione nel mio studio legale, tra me e un’amica, un’amica che seguo professionalmente, da quasi 10 anni, in varie travagliate vicende.
Un’amica che ho seguito professionalmente persino in numerose vicende che riguardavano i figli e il loro rapporto con l’istituzione scolastica. O, ancora, vicende di maltrattamenti sul posto di lavoro, nonché questioni dolorose ed economicamente assai rilevanti che riguardano i rapporti familiari della signora e questioni connesse a una travagliata eredità.
Quel sabato mattina ho incontrato la signora, su sua esplicita richiesta, per corrispondere ad una cortesia che la signora medesima mi stava chiedendo e alla quale ben volentieri acconsentivo. Le ragioni dell’incontro, in questi termini, erano documentate in un sms poi acquisito dai Carabinieri: su sua richiesta, appunto, le fissavo un appuntamento presso il mio studio legale e indicavo, nel messaggio, la mia risposta positiva in ordine alla cortesia che mi chiedeva: “Va bene, non c’è problema. Conta su di me.”
L’incontro, dopo che consegnavo alla signora quanto cortesemente e amichevolmente richiesto, prendeva una piega di tensione, in quanto la signora mi comunicava – con motivazioni assolutamente illogiche e frutto, come ella stessa ha ammesso, dell’essere entrata “in tilt” per i troppi avvenimenti negativi che l’avevano colpita negli ultimi mesi – che intendeva rinunziare alle somme derivanti dall’eredità, vietandomi di portare a compimento tutta l’attività professionale, in suo esclusivo favore (anzi suo e dei suoi figli, di cui una minore) da me svolta nel corso degli ultimi due anni e, in particolare, nelle ultime due settimane.
La signora M.G. D.M., giustamente, chiedeva che il pagamento delle somme di sua pertinenza avvenisse direttamente nelle sue mani e non per tramite di poco affidabili terzi intermediari, che già in passato l’avevano gravemente danneggiata e offesa, provocandole sofferenza e tensione.
Dunque, la discussione avveniva tra un avvocato amico di famiglia e l’amica – cliente, cioè tra due persone tra i quali intercorrevano vincoli non formali, bensì amicali. Vincoli perfettamente conosciuti dai figli e dagli altri familiari della signora (madre, sorelle, fratelli, ecc.). E, in relazione al rapporto di amicizia, lo scrivente ha fortemente redarguito la signora rispetto a tali illogiche e perniciose decisioni che, in una situazione di notevole sofferenza, ella aveva maturato. Decisioni che, se esternate a terzi, potevano provocare danni assai consistenti anche e soprattutto ai figli della signora.
Nel corso degli anni, anzi, avevo apprezzato e per certi versi ammirato la signora per la determinazione, lo spirito di sacrificio, la volontà ferrea, l’indomabile pazienza con la quale aveva affrontato tutte le vicissitudini che riguardavano gli interessi dei suoi figli, penalizzati dalla separazione prima e dal divorzio poi dei propri genitori.
E, appunto, in relazione a questi fatti, cioè richiamare la mia amica – cliente a quell’elevatissimo senso del dovere nei confronti dei figli che l’aveva sempre caratterizzata, ha comportato i miei toni aspri, accompagnati dallo “scuotimento” o “strattonamento” che dir si voglia del braccio destro della signora, stretto dalla mia mano sinistra: si è trattato della classica azione finalizzata a scuotere e a richiamare alle proprie responsabilità un soggetto che, in quel momento o in quella situazione, non appare lucido e in grado di decidere per il meglio.
Altro che violenza privata! Altro che minacce! Le frasi da me pronunziate scuotendo la signora per un braccio erano le seguenti: “Ti ho conosciuta come una madre innamorata dei suoi figli, pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi figli. Per questo ti ho sempre aiutata e adesso non è possibile che continui ad insistere sulla decisione di rinunziare a somme che ti spettano e che ti sono indispensabile per dare serenità ai tuoi figli, dei quali una che è ancora minorenne. Adesso basta. Ritorna ad essere la persona che ho sempre conosciuto”. Frasi, queste, appunto accompagnate scuotendola per un braccio.
Francamente – malgrado la “tempesta” che si è cercato di attivare contro di me, approfittando di un momento di sbandamento di una persona innanzitutto perbene e, soprattutto, in forte difficoltà – continuo ad essere orgoglioso del mio gesto e della mia insistenza, tant’è che adesso la signora ha risolto ogni suo dubbio e si appresta, grazie anche allo “strattonamento”, a concludere tutte la vicenda in corso in maniera molto positiva per sé e, soprattutto, per i suoi figli.
La ricostruzione operata da un noto settimanale, è assolutamente fantasiosa. L’autore dell’articolo ha avuto a disposizione da un soggetto altamente infedele, che ha violato i suoi doveri etici, morali, deontologici e i relativi codici, copia della querela proposta dalla signora che, nel momento in cui ha redatto detta querela, non era certamente nel suo momento di “massima lucidità”. Dichiarare ai Carabinieri, come riporta testualmente il settimanale, che io pretendevo una firma di un atto che – per le stesse parole contenute in querela – non era ancora stato redatto, e se la signora non avesse acconsentito a firmarlo “dopo una settimana” (si legge sempre nella querela), “non sarebbe uscita da quello studio legale”, significa certificare una situazione di palese ed evidente confusione. La signora, appunto, quella mattina era “in tilt”.
Il settimanale, avuta tra le mani – grazie all’infedele di turno, le cui fattezze ho abbastanza chiare – la querela, ha realizzato il suo scoop, lavorando poi abbastanza di fantasia: si è inventato di sana pianta che la signora, uscita dal mio studio, è andata direttamente in ospedale e ha comunicato telefonicamente ai familiari l’accaduto. Premio Pinocchio: mi ero premurato di accompagnare la mia amica e cliente, personalmente, sino a casa sua, perché avevo visto che era particolarmente scossa e provata, già da quando era arrivata al mio studio. E il malessere si era successivamente aggravato.
L’altro “lavoro” di grande fantasia consiste nell’aver datato la mia conoscenza con l’amica cliente all’inizio degli anni ’90, quando invece ci siamo conosciuti soltanto nel 2000, all’epoca dello scontro tra la signora e l’allora sindaco Sodano.
Ma l’altro “capolavoro” funzionale a gettar fango è quello secondo cui l’incontro della mattina, secondo il settimanale, sarebbe avvenuto su mia richiesta. Documentalmente l’iniziativa è stata assunta dalla signora, al fine di chiedermi una piccola cortesia.
Concludo. Adesso sto fornendo le spiegazioni più in dettaglio e nello specifico, perché ho avuto modo di leggere integralmente l’articolo sul giornale. Ma già sabato scorso avevo dato succinta ma puntuale notizia di questi fatti e la mia replica, ovviamente, è stata ampiamente censurata. Non se ne doveva fare parola. L’altra campana, quella dell’avv. Arnone, non doveva essere messa a disposizione dei cittadini. Forse perché è sufficiente leggere le considerazioni qui svolte per capire che tutta questa vicenda è stata oggetto solo e soltanto di un indecente e molto basso tentativo di speculazione politica, cui purtroppo si è prestato – e non mi stanco di rimarcarlo – l’uomo infedele che, pur di danneggiare me, ha ritenuto di danneggiare la privacy della signora e dei suoi figli, consegnando al settimanale copia della querela, documento del quale erano in possesso un numero molto limitato di persone. E tra tali poche persone vi è quella che ha ritenuto di prestarsi al gioco del settimanale e dei suoi amici, ponendo in essere l’indecoroso comportamento.
Agrigento, 5 ottobre 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere comunale P.D.

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