
Cara Rosy Bindi,
ad essere scandalizzato sono io. Della superficialità con la quale rilasci le tue dichiarazioni sulla questione siciliana, dimostrando – ritengo in perfetta buona fede – di avere una elevatissima capacità di ribaltare la verità.
Malgrado io ti abbia scritto numerose volte, abbia addirittura pubblicato un libro – che ha venduto nella sola Palermo ben 5.000 copie, dal titolo “Chi ha tradito Pio La Torre. Rapporto per Bersani e Rosy Bindi sulla questione morale del PD in Sicilia”, tu ritieni di tutelare i collusi con la mafia che pure stanno ai vertici della tua corrente nel Partito Democratico siciliano, e infangare chi, rischiando la vita, è impegnato per cambiare questa terra, costruendo alleanze che hanno già messo fuori dalle stanze del potere gente come Dell’Utri, Cuffaro, Firrarello, per indicare soltanto i capi del centrodestra già condannati per reati di mafia dai Giudici italiani.
Tu vedi, cara Rosy, intrighi inesistenti. E taci, però, sei connivente, e convivi tranquillamente, nella stessa corrente, offrendogli continua legittimazione, con uomini come Mirello Crisafulli, che ha costruito ad Enna un sistema di potere assolutamente degradato ed illegale, da fare “invidia” pure agli emuli di Salvo Lima. Già, perché Salvo Lima – al contrario di Crisafulli – non è mai stato beccato e videoregistrato dalla Polizia a colloquio con capimafia in libertà vigilata, appena scarcerati, con dieci e più anni di galera sulle spalle.
Tranquillamente Crisafulli parlava con il boss Bevilacqua di tangenti, appalti, assunzioni.
Se avessimo sentito Berlusconi pronunziare questa frase a colloquio con un boss di Cosa Nostra, cara Rosy – “se quell’impresa vuole l’appalto deve battere un colpo, e batterlo forte” – ti saresti strappata i capelli? E se avessimo sentito il ministro Saverio Romano dire, sempre a colloquio con il capomafia, “quell’appalto l’ho affidato ai fratelli Gulino, gli unici che lo possono fare”, quante mozioni di sfiducia avremmo proposto? Tutte queste frasi, cara Rosy, sono nell’intercettazione tra Crisafulli e il capomafia, fuoriescono dalle labbra del tuo capocorrente siciliano e sono riportate, con ampio commento, nel succitato libro che ti ho “dedicato” e inviato già lo scorso anno.
Cara Rosy, nel Partito Democratico in Sicilia vi è una “degenerazione cancerosa”. Ti invio lo stesso volume da me pubblicato quest’estate e che alcuni amici di Reggio Emilia hanno già pubblicamente consegnato, a fine agosto, a Pierluigi Bersani, ove il principale pentito di Cosa Nostra degli ultimi 10 anni, già capo provinciale della mafia agrigentina, Maurizio Di Gati, mette a verbale chi sono i politici che Cosa Nostra riteneva “nemici da uccidere” e chi sono quelli che Cosa Nostra riteneva “affidabili” o addirittura “a disposizione”.
Il governo Lombardo, recependo le battaglie della parte migliore del PD, sta realmente cambiando la Sicilia. Ha bloccato l’affaire politico – mafioso dei termovalorizzatori, da alcuni miliardi (miliardi) di euro.
E, a proposito di termovalorizzatori, Crisafulli a Enna ha un rapporto intensissimo, come sanno anche le pietre e viene fuori dalle intercettazioni e dai rapporti di Polizia, con i fratelli Gulino, imprenditori tanto potenti quanto discussi. I fratelli Gulino partecipano, attraverso l’Altecoen, al mega affare degli inceneritori in Sicilia. Pur in mancanza del certificato antimafia l’Altecoen fa parte di uno dei raggruppamenti di Ati (Associazione temporanea di impresa), tutte costituite nello stesso giorno e dallo stesso notaio, che partecipano al bando di gara indetto dalla Regione Siciliana per la realizzazione di quattro inceneritori.
Il presidente Lombardo con i nostri amici e compagni Cracolici, Lumia, Russo, hanno bloccato i termovalorizzatori. Crisafulli impiega tutto il suo tempo ad attaccare il governo Lombardo. E’ un caso, cara Rosy?
Noi del centrosinistra ci prepariamo a vincere a mani basse – dopo 15 anni – le elezioni a Palermo. Ci prepariamo a vincere le elezioni ad Agrigento e in molti altri centri. Grazie ad una legge scritta di suo pugno dal nostro capogruppo all’ARS, Antonello Cracolici, e fatta propria dalla maggioranza di Lombardo.
Nella mia Agrigento, grazie al governo Lombardo abbiamo fatto “pulizia” nelle pubbliche amministrazioni “infestate” da personaggi come Giancarlo Manenti, supermanager della Sanità cuffariana, cioè quella della “mafia bianca”, cioè quella coinvolta nelle cliniche private di Michele Aiello e di Bernardo Provenzano.
Questo governo Lombardo ha coraggiosamente, grazie in primo luogo ai tecnici da noi designati assessori, messo le mani nel fango dell’affarismo mafioso in materia di rifiuti, ma anche di energie alternative e di gestione delle risorse idriche. Un nostro assessore ha pure utilmente riformato la legge sugli appalti: al contrario di Brunetta a Roma, qui i nostri assessori mettono le barriere contro Cosa Nostra nei lavori pubblici.
No, cara Rosy Bindi, così non va. attendiamo le tue scuse. Sono i tuoi referenti in Sicilia, in primo luogo il grande capo Mirello Crisafulli da Enna e il suo “gemello” agrigentino Angelo Capodicasa (ex presidente della Regione) a immettere nella politica siciliana il massimo del degrado collusivo.
E torniamo al superpentito Di Gati: costui, già quattro anni addietro (ma le dichiarazioni sono state rese pubbliche tre mesi addietro) ha ammesso di avere trasportato e consegnato personalmente le armi per uccidere Beppe Lumia. Per sicurezza, Provenzano pretendeva armi provenienti da un’altra provincia e nuove di zecca.
Ed ancora, lo stesso Di Gati ha raccontato di aver partecipato, nel 1993, ad una riunione presieduta da un latitante pluriomicida che aveva per “oggetto” quello di organizzare un grande sforzo elettorale di Cosa Nostra per “impedire”, sono parole testuali “l’elezione dell’ambientalista Giuseppe Arnone a sindaco di Agrigento. Arnone avrebbe impedito a Cosa Nostra di mantenere le mani sulla città di Agrigento.” Quel Giuseppe Arnone perse le elezioni per lo zero virgola, grazie all’enorme e tangibile sforzo di Cosa Nostra, non previsto dalla DOXA che nei suoi exit poll diede per ampiamente eletto l’ambientalista.
Eravamo nel 1993, nelle strade siciliane si sparava e si metteva il tritolo. E se Arnone, che così tanto preoccupava la mafia, avesse vinto? Cosa sarebbe successo?
Concludo, cara Rosy. Proprio la scorsa settimana, quando ho sollevato in una riunione regionale di Partito, le questioni che riguardavano i rapporti di Crisafulli con ambienti di criminalità mafiosa, a partire dalla intercettazione, sono stato fisicamente aggredito prima da Crisafulli e poi dal suo braccio destro, il segretario provinciale del PD di Enna, tale Mario Alloro.
Se vuoi informarti bene su come stanno le cose, puoi iniziare consultando immediatamente il “Il Fatto quotidiano” del 20 settembre e “Il Giornale” del 6 settembre scorso (pag. 12), con gli articoli dedicati allo scontro tra me, Crisafulli e Capodicasa. Poi, puoi leggere il libro che ti ho dedicato lo scorso anno e, infine, i verbali del superpentito Di Gati, da me recentemente pubblicati.
E, dopo questa lettura, certamente chiederai scusa a tutti noi, uomini e donne del Partito Democratico siciliano che, assieme al Governo Lombardo, siamo in prima fila per cambiare finalmente questa terra.
Agrigento, 29 settembre 2011
Avv. Giuseppe Arnone

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