Prendo atto dell’articolo pubblicato da un noto settimanale che ritiene liberamente di realizzare uno scoop a pagina intera su una vicenda molto dolorosa che riguarda la mia attività professionale.
Nel massimo rispetto per la grande sofferenza che ho avvertito e che agibilmente esiste nell’animo della signora Maria Grazia Di Marco per vicende sue personali e familiari che intendo tutelare con la massima riservatezza, mi preme chiarire che i fatti, documentalmente, si sono svolti in modo ampiamente diverso e per larghi versi opposto a come riportato dall’articolo.
Ho incontrato la signora Di Marco, quella mattina, su sua esplicita richiesta il cui contenuto rientra nella riservatezza cui facevo riferimento, ma che ho comprovato documentalmente nelle competenti sedi. La discussione animata ha avuto per oggetto l’interesse dei figli della signora, tra cui una minore, penalizzati gravemente se la signora avesse mantenuto la decisione esternatami in quell’occasione e anticipatami, documentalmente in altre, di rinunciare ai proventi di una vendita relativa ad una eredità.
Su questo aspetto, cioè la tutela dell’interesse economico dei figli, ai quali la signora intendeva rinunciare sentendosi tradita da tutti, in relazione a vicende di mancati pagamenti e a suoi rapporti inter familiari, la discussione si è fatta particolarmente accesa e ciò in quanto la signora Di Marco, da molto tempo, è da me assistita con un rapporto con profili di seria preoccupazione amicale.
L’unico stress fisico del colloquio è stato quello di uno strattonamento del braccio accompagnato da frasi “devi essere una mamma che deve sempre pensare ai figli”.
Specifico ciò perché il documento che la signora Di Marco avrebbe dovuto firmare nei giorni successivi, non appena da me redatto, era quello concordato su richiesta della stessa con i compratori Falzone affinché i medesimi pagassero direttamente nelle mani della signora Di Marco e non nelle mani di terzi che già si erano impossessati di somme di pertinenza della stessa.
Intendo mantenere su tutta la vicenda, che si è già chiarita e definita, il massimo di riservatezza e mi sto limitando a fornire questi chiarimenti solo in relazione alle notizie, contrarie al vero, diffuse questa mattina e che potrebbero far ritenere che io, nella mia professione, non avessi nel modo migliore tutelato una persona e la sua famiglia, meritevoli di ogni sforzo.
La vicenda, per quanto mi riguarda, pur nei suoi molto tristi e dolorosi aspetti, è già definita perché ho avuto modo di consegnare agli organi competenti l’amplissima documentazione di riscontro dei fatti, verificabili altresì mediante l’agevole audizione degli altri avvocati che nelle ultime settimane avevano seguito la vicenda e le sue tensioni e gli stessi venditori Falzone.
Infine mi è anche ben chiaro il circuito di interessi politici che ha fornito queste notizie al fine di creare, nell’ambito di un danno generale, uno specifico danno al sottoscritto. E chi vuole può agevolmente comprendere chi siano i politici a conoscenza di questi fatti che hanno, per abiette motivazioni, fornito il materiale per l’articolo in questione.
Concludo: per quanto mi riguarda l’intera vicenda ha visto comportamenti assolutamente coerenti con il mio sistema di valori in quanto, peraltro, l’aver strattonato un’amica per un braccio richiamandola ai suoi doveri nei confronti dei figli, non mi pare affatto un atto di cui dovermi vergognare.
Altra questione è la solidarietà che esprimo nei confronti della signora Di Marco e del suo nucleo familiare, fortemente stressati e lesi negli ultimi mesi da comportamenti di altri soggetti su cui, come ho detto, la mia scelta è tacere.
Agrigento, 01 ottobre 2011 Avv. Giuseppe Arnone

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