Il mio dovere di chiarire tutto all’opinione pubblica: considerazioni in ordine alle indagini a mio carico sulla presunta aggressione a fini estorsivi nei confronti della mia amica e cliente MGDM.
La totale inconsistenza delle accuse, la evidente prova della correttezza del mio comportamento, l’oggettivo complesso di alcuni ambienti giudiziari di voler dimostrare che non si guarda in faccia nessuno e che non vi è alcuna simpatia per Giuseppe Arnone.
Un politico deve essere sempre in grado di chiarire e spiegare il proprio comportamento agli elettori e all’opinione pubblica. Per questa ragione ho deciso di convocare sabato prossimo, 11 febbraio, alle ore 11,30 presso i locali del Bar Crystal in San Leone i giornalisti interessati – a partire da quelli molto critici nei miei confronti – per rispondere a tutte le domande relative all’inchiesta della Autorità Giudiziaria che mi vede indagato per gravi reati, quali l’aggressione a fini estorsivi ai danni della mia cliente e amica, signora M. G. D. M., indagine per la quale nei giorni scorsi mi è stato notificato l’avviso di conclusione di indagini ex art. 415 c.p.p.
Ho anche accettato l’invito del giornalista Lelio Castaldo e della trasmissione “Opinioni” per dedicare un’intera puntata a questa vicenda e alla mia attività di avvocato.
La novità che oggi intendo proporre all’opinione pubblica riguarda la valutazione che serenamente, da cassazionista esperto nella materia penale, posso dare delle prove raccolte a mio carico: la Procura, invero, ha solo raccolto prove che testimoniano con quanta dedizione e generosità, per il mio prossimo e per le sue esigenze, esercito la professione legale.
L’unica azione apparentemente perseguibile che dalle carte dell’indagine risulta che io abbia commesso, azione da me esplicitamente ammessa sin dall’inizio della vicenda, è quella di avere strattonato, prendendola per il braccio sinistro, la mia cliente e amica MGDM quando, dopo avere ottenuto da me un prestito di 300 euro per far fronte a esigenze dei figli, mi comunicava di voler rinunziare ai 40.000 euro che le spettavano (e che le spettano) pro quota, derivanti dalla vendita di una villetta ereditata dal padre.
Un’azione penale, è utile ricordarlo, scaturita da una querela quasi immediatamente rimessa dalla mia amica e cliente, signora M.G.D.M..
Come avrò modo di illustrare ai giornalisti, le carte dell’inchiesta presentano persino aspetti a mio favore, con profili nettamente comici. La Procura ha escusso la sorella della mia cliente, signora F.D.M., la quale ha ritenuto di dichiarare di non sapersi spiegare “per quale ragione l’avv. Giuseppe Arnone, a giugno del 2010, le ha prestato 1.500 euro, e a settembre altre 1.000”. Nel dichiarare le sue perplessità su questo prestito, la signora ha banalmente dimenticato di raccontare al Magistrato che ella è venuta, letteralmente in lacrime, nel mio studio, dicendomi che il ritardato pagamento da parte degli acquirenti della villetta la poneva in una situazione di vera e propria disperazione per quanto riguardava alcuni problemi dei suoi figli.
Ed ancora, la mia cliente ed amica M.G.D.M., a pag. 2 del verbale reso innanzi al Magistrato in data 8.11.2011, alla domanda dello stesso “Mi può fare qualche altro esempio di questi interventi dell’avv. Arnone a suo favore?”, ha letteralmente dichiarato: “E’ impossibile per me raccontare tutti gli interventi, perché sono stati davvero innumerevoli, tra l’altro, alcune volte Arnone scriveva delle missive al mio ex marito, convincendolo a frequentare un po’ i miei figli. Comunque, in ultima analisi, posso dire con tranquillità che l’avv. Arnone è diventato come un padre per i miei figli.”
E risulta, a questo punto, veramente singolare che il P.M., a fronte di una così netta dichiarazione della teste, continui a ritenere inverosimile che io abbia rimproverato aspramente la signora perché, in stato confusionale e depressivo, quella mattina mi comunicava di voler rinunziare ai soldi che le spettavano, essenziali per far fronte alle esigenze familiari.
E va anche sottolineato che la signora fa parte di quella categoria di lavoratori precari, ai quali lo scorso anno Tremonti non voleva rinnovare il posto di lavoro.
Avendo letto tutti gli atti, non posso fare a meno di sottolineare che la signora M.G.D.M. è stata sottoposta ad un vero e proprio interrogatorio per oltre 12 ore, iniziato la mattina alle 10,35 e concluso la sera alle 23,00.
Nel verbale della signora sono contenute una bella serie di dichiarazioni contrarie al vero, anzi documentalmente contrarie al vero, frutto con evidenza dello stato confusionale nel quale la signora veniva a versare, sia perché travolta da una vicenda molto più grande di lei, sia perché chiaramente stressata da un simile esame testimoniale, alias interrogatorio, da parte di un Magistrato assistito dai Carabinieri. E la signora, per quel che mi consta, non aveva mai vissuto simili traumatizzanti esperienze.
Ritengo di avere il dovere morale di dire ciò che penso di questa inchiesta.
Con tutto il rispetto che nutro per la Magistratura, ritengo che vi sia una sorta di oggettivo complesso, da parte della Procura di Agrigento che porta questo Ufficio Giudiziario a tentare, a tutti i costi, di dimostrare la propria imparzialità e che “non guarda in faccia alcuna parte politica”.
Per cui, la tendenza – gravemente errata, anche se probabilmente inconsapevole – è quella di inseguire, come in questo caso, vicende del tutto prive di qualsivoglia consistenza, al solo fine di dimostrare che anche Giuseppe Arnone, del pari dei suoi avversari politici, dei tangentisti del Comune e dei mafiosi, è “un poco di buono”.
Un simile comportamento può produrre danni, anche gravi, alla credibilità delle Istituzioni.
La signora MGDM aveva spontaneamente ritirato la querela, pentita del suo comportamento. E aveva anche rilasciato dichiarazioni alla stampa, finalizzate a spegnere ogni riflettore su quella che era divenuta una chiara speculazione politica.
La signora MGDM mi aveva anche inviato un sms, consegnato all’Autorità Giudiziaria, nel quale – tre giorni dopo aver ritirato la querela – ammetteva che la mattina dei fatti in questione, cioè quando mi aveva denunziato “era in tilt”.
Ed è sufficiente ricollegare le dichiarazioni verbalizzate, sopra riportate, secondo cui “Arnone è stato come un padre” per i suoi figli, con l’ammissione di essere stata “in tilt” la mattina degli eventi, per comprendere in che misura questa inchiesta non abbia alcuna dignità e consistenza.
Poiché mi appare del tutto evidente il tentativo di speculazione politica che si realizzerà ai miei danni, strumentalizzando questi fatti, il dovere che ho nei confronti dei cittadini e degli elettori, mi porta a rendere pubblici tutti gli atti, con esclusione di quelli che riguardano i figli della signora, che ritengo meritevoli di ogni garanzia di privacy.
Per questa ragione, come ho già annunziato, nei prossimi giorni pubblicherò la memoria difensiva a mia firma, che depositerò al PM, nonché le trascrizioni di tutte le domande e delle mie risposte che caratterizzeranno la conferenza stampa di sabato prossimo che, ovviamente, verrà integralmente registrata.
Il Pubblico Ministero non riesce a spiegarsi per quale motivo io, per garantire la conclusione della vendita della villetta nel modo più favorevole ai miei clienti, mi sia attivato anche anticipando somme mie, facendo scontare effetti, intervenendo presso banche. Avrò modo di spiegare al Pubblico Ministero, fornendo fior di elementi di prova, documentali e testimoniali, quale sia la maniera con la quale intendo la mia professione, innanzitutto in favore dei più deboli e dei più sfortunati, spesso rinunziando non solo a essere pagato, ma talvolta anticipando somme e talaltra rimettendoci somme. E la mia sconsiderata generosità può riguardare me stesso e i miei familiari, non certamente il Signor Procuratore della Repubblica, che deve perseguire coloro che commettono delitti, non gli avvocati “generosi” e, se vogliamo, “prodighi

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