sabato 10 marzo 2012

CONFERENZA STAMPA


San Leone, c/o B&B “L’approdo”, Lungomare Falcone e Borsellino, ore 11,30
Arnone scrive al Procuratore di Catania, Giovanni Salvi: “Procuratore, Le dimostro la totale inconsistenza, e spesso la ridicolaggine, delle dichiarazioni rese in Tribunale a Catania dal pentito Di Gati, in ordine all’appoggio di Cosa Nostra al Movimento per l’Autonomia.
E’ utile risentire Di Gati, e fargli chiarire gli incredibili aspetti che illustro nella mia lettera.

Questa mattina, alle ore 11,30, Giuseppe Arnone terrà una conferenza stampa relativa alle dichiarazioni, nel corso di una recente udienza del processo al Governatore Raffaele Lombardo, del pentito di mafia agrigentino Maurizio Di Gati.

Arnone, nel convocare la conferenza stampa, ha dichiarato: “Avendo studiato e pubblicato sia i verbali che riguardano le dichiarazioni del pentito Di Gati, sia gli atti dell’inchiesta Alta Mafia, che riguardano il gruppo dell’on. Lo Giudice e del figlio Calogero e i loro rapporti con Cosa Nostra agrigentina, ho potuto soltanto ridere alla luce delle dichiarazioni cosiddette accusatorie nei confronti dell’MpA e di Lombardo. Ridere, ma anche indignarmi per la enorme sciatteria investigativa con la quale è stata condotta l’inchiesta a carico del Presidente Lombardo.
Come ho già scritto nella premessa al mio libro dedicato alle dichiarazioni del pentito, Di Gati è attendibile quando racconta ciò che avviene sotto i suoi occhi, ovviamente quando racconta fatti per lui degni di rilievo che avvengono sotto i suoi occhi. Omicidi, appalti, riunioni tra mafiosi per condizionare esiti elettorali.
Di seguito si riassumono le affermazioni più incredibili, oggettivamente talmente sballate e prive di criterio da suscitare il sorriso:
a)      Di Gati colloca la nascita dell’MpA attorno al 2003, quando – poco dopo l’omicidio Milioti – tale Ciccio La Rocca, importante capomafia del calatino, lo invita a votare per l’MpA, per ottenere appalti. Peccato che l’MpA nasca soltanto due anni dopo, cioè nella primavera del 2005.
b)      Di Gati racconta del suo impegno, da capomafia, a sostegno delle liste dell’MpA, impegno richiestogli dal giovane Calogero Lo Giudice, che secondo Di Gati è transitato dall’UDC all’MpA, a seguito della sua assoluzione nell’inchiesta Alta Mafia (quella nella quale era pure stato arrestato il padre, on. Vincenzo)”. Peccato che:
1.      l’MpA nasce nella primavera del 2005 e né Di Gati né Cosa Nostra, nell’anno 2005, possono votarlo in provincia di Agrigento, per la banale ragione che nei tre comuni ove in quell’anno si tengono elezioni amministrative (Palma di Montechiaro e i due microcomuni di Realmonte e Cammarata) l’MpA non è presente, né con liste, né con candidati;
2.      il giovane Calogero Lo Giudice, coinvolto assieme al padre nell’inchiesta Alta Mafia, non verrà assolto, bensì condannato dal Tribunale di Agrigento. E ciò ben due anni dopo l’arresto di Di Gati, ossia nel 2008;


3.      in linea meramente teorica, Di Gati avrebbe potuto votare e far votare per un’unica e sola occasione, ossia in occasione delle Politiche e soprattutto nelle Regionali che si tengono nel 2006. Sorpresa! Ecco cosa aveva dichiarato Di Gati in merito al suo impegno in quelle elezioni: Nel 2006 non mi sono occupato di sostenere alcuna candidatura alle elezioni politiche, anche perché il mio ruolo e il mio peso in Cosa Nostra era molto ridimensionato. A livello regionale, mi sono impegnato a sostenere solo Arnone, forse Giuseppe o Gaetano, di Favara, che lavora a Palermo. So che è soggetto molto vicino alle posizioni dell’on. Cuffaro ed è stato candidato nella lista del presidente. Pasquale Alaimo mi disse che dovevamo sostenerlo, perché in caso fosse stato eletto ci sarebbe stato sicuramente d’aiuto. Io parlai con mio fratello Beniamino e insieme siamo stati d’accordo nel votarlo e nel farlo votare. Questo Arnone è parente di Totò Sorce, uomo d’onore di Favara. Ho saputo successivamente che non è stato eletto per pochi voti…” (verbale in data 22 febbraio 2007 innanzi alla DDA di Palermo);

c)      E sempre risibili sono le altre dichiarazioni del Di Gati, relative alla ricostruzione del suo fantasioso rapporto con il gruppo Lo Giudice e i mafiosi di Canicattì vicini a Lo Giudice:
1.      Di Gati dichiara che Vincenzo Lo Giudice è stato arrestato, in “Alta Mafia” nell’anno 2000, mentre il politico fu arrestato nel marzo del 2004, e incriminato assieme al figlio, ambedue condannati nel 2008. L’errore delle date fa collocare a Di Gati l’impegno di Lo Giudice figlio in un arco di alcuni anni precedenti alla cattura del Di Gati medesimo, avvenuta appunto nel 2006;
2.      Di Gati dichiara di aver avuto 25 milioni da tale Angelo Di Bella per conto di Calogero Lo Giudice, per sostenere l’MpA. Qui siamo alla farsa: al di là della circostanza che, come visto, le uniche elezioni durante le quali Di Gati avrebbe potuto sostenere l’MpA sono le Regionali del 2006 (ove invece lui stesso dice di aver sostenuto le liste di Cuffaro), nel 2006 la lira era già andata in archivio da alcuni anni. Ed ancora, il mafioso Angelo Di Bella, che fungeva da tramite tra lui e Calogero Lo Giudice, era stato messo in galera un anno prima della nascita dell’MpA, cioè nel marzo 2004, assieme all’on. Lo Giudice;
3.      fa ridere poi la circostanza che Di Gati si prenda i 25 milioni da Calogero Lo Giudice e dai mafiosi di Canicattì per far votare la lista dell’MpA e, invece, vota per la lista del Presidente Cuffaro;
d)      altro dato comico è fornito dal rapporto tra Di Gati e il capomafia catanese Francesco “Ciccio” La Rocca. La Rocca, assieme a Di Bella, sarebbe uno tra coloro che dicono a Di Gati di sostenere l’MpA. Bene, Di Gati colloca questo incontro con La Rocca, unico incontro, immediatamente dopo l’omicidio Milioti, avvenuto a Favara nell’estate del 2003. Bene, nel 2003, come abbiamo visto, l’MpA non esisteva e, peraltro, poche settimane dopo la nascita dell’MpA il capomafia La Rocca finirà definitivamente in galera (luglio 2005);
e)      infine, siamo alla risata totale quando Di Gati giustifica l’appoggio che lui e Cosa Nostra di Agrigento fornirono (o meglio non fornirono…) all’MpA, con la certezza che avevano che immediatamente dopo Cuffaro sarebbe arrivato Lombardo che aveva il compito di portare avanti le intraprese degli appalti, in primis il termovalorizzatore di Casteltermini. Anche qui c’è solo da ridere, se non da piangere, per lo stato della nostra Giustizia e per come “ci si beve” talvolta nelle aule giudiziarie, le ricostruzioni più incredibili e inverosimili, come si suol dire dalle mie parti, a “c…o  di cane”. Dichiara Di Gati che lui, nel 2006 – cioè quando Cuffaro si candida per la seconda volta e Lombardo è presidente della Provincia regionale di Catania (vi rimarrà sino al 2008) – già sapeva perfettamente che Lombardo sarebbe stato il successore di Cuffaro. Anzi, Cosa Nostra era sicura che alle elezioni successive, previste nel 2011, sarebbe stato eletto Raffaele Lombardo. Con buona pace di una quantità industriale di politici regionali che ambivano alla carica, a iniziare da Gianfranco Miccichè e. Com’è noto, Cuffaro viene eletto nel 2006 e si dimette nel 2008 per l’evento, non previsto da nessuno, della sua condanna per favoreggiamento, che comportava la decadenza da Presidente della Regione;
f)       Ma ciò che è ancora più divertente è che lo stesso Di Gati dichiara, sempre in quel verbale del 22 febbraio 2007, che nel 2006, quando si svolgeranno le elezioni regionali che vedranno prevalere Cuffaro, “il mio ruolo e il mio peso in Cosa Nostra era molto ridimensionato”, tant’è che si impegnerà, come lui stesso dice, soltanto a sostenere la lista di Cuffaro alle regionali e non si impegnerà, invece, nelle contestuali elezioni Politiche;
g)      Nota di colore è quella secondo cui Di Gati era interessato a sostenere l’MpA di Lombardo per mettere le mani sull’appalto del termovalorizzatore di Casteltermini. Termovalorizzatore che, com’è noto, verrà bloccato e annullato definitivamente proprio dal Presidente Lombardo.

Agrigento, 10 marzo 2012
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere Comunale P.D.


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